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VENTI ORE SENZA FEGATO. POI IL TRAPIANTO

Torino, conto alla rovescia in attesa del donatore. Il ragazzo si salva Il medico: una scelta difficile, rischiavamo che l'organo non si trovasse.

12/09/2006
Un ragazzo di 22 anni è rimasto senza fegato per 20 ore, in una sala operatoria delle Molinette, in bilico fra la vita e la morte, in attesa che in Italia qualcuno gli donasse l'organo che lui non aveva più. Il suo, dopo un incidente motociclistico, aveva smesso di funzionare. E i medici hanno deciso di tentare il tutto per tutto. Anziché abbandonarlo al suo destino, hanno voluto dargli una chance: asportargli il fegato e tentare di trovarne uno nuovo da trapiantargli. Ma così facendo, hanno dovuto risolvere un difficile e sofferto caso di coscienza e di etica. Quando i chirurghi lo hanno lasciato nella cosiddetta "fase anepatica", infatti, è iniziato un angosciante contoalla rovescia. "È stata la scelta più difficile della vita - ha spiegato il primario Mauro Salizzoni, ordinario di chirurgia - da una parte abbiamo dato a quel ragazzo una possibilità di salvarsi. Dall'altra, però, abbiamo affrontato il rischio che il nuovo organo non si trovasse.E che il paziente ci morisse fra le mani, sul lettino operatorio". "A fronte del rischio di morte certa del paziente - ha spiegato Micaela Ghisleni, docente di principi di etica biomedica a Medicina - la scelta dei medici di intervenire, di provarci, è stata una decisione coraggiosa, rischiosa, ma estremamente responsabile dal punto di vista etico". Ci hanno provato. E ce l'hanno fatta. Il giovane motociclista di origine cuneese è stato fortunato. Il count-down, iniziato alle 14 di domenica, s'è concluso alle 10 di ieri mattina quando un fegato, offertogli da un donatore toscano, gli è stato impiantato restituendolo alla vita. È iniziata un mese fa la storia di questo eccezionale intervento chirurgico che non ha precedenti in Italia come rimedio a una patologia post-traumatica (anni fa un uomo restò senza fegato per 36 ore, ma il suo organo aveva cessato di funzionare a causa di una malattia). Il ragazzo, caduto dalla motocicletta, finì al pronto soccorso di Cuneo in cattive condizioni. I medici lo sottoposero a un primo intervento per suturargli le emorragie interne e rimediare alle lesioni subite ad un rene. Dopo alcune settimane, però, una parte del fegato aveva cessato di funzionare costringendo il chirurghi delle Molinette - dove nel frattempo era stato trasferito il paziente - ad asportargliene metà. "Purtroppo - ha spiegato il professor Salizzoni - il pezzo di organo rimastogli non s'è ripreso, lentamente ha smesso di funzionare. Invece di filtrare il sangue, in qualche modo lo avvelenava. Lasciarlo nella pancia di quel ragazzo sarebbe stato come condannarlo a morte. È a quel punto che abbiamo deciso di rischiare pur di provare a salvargli la vita. L'unica strada da percorrere era quella di asportare il fegato e aspettare. Anzi, pregare, che se ne rendesse uno disponibile". Dalle Molinette è partito in tutta Italia un "codice zero", una richiesta, cioè, di avere a disposizione il primo organo donato su tutto il territorio nazionale. In media, una risposta positiva arriva entro 48 ore. Ma la statistica non è una certezza e la probabilità che il fegato non arrivasse in tempo alle Molinette ha creato ansia e preoccupazione in sala operatoria. I chirurghi hanno tolto l'organo, quindi, hanno collegato la vena porta alla cava. "Per capire cosa abbiamo fatto - ha spiegato Salizzoni - basti pensare al fegato come fosse un lago. Ebbene, abbiamo collegato l'immissario all'emissario. Il circolo sanguigno era ripristinato. Ma senza organo un essere umano può sopravvivere poche ore". La telefonata è arrivata lunedì mattina da un ospedale toscano. Poi, l'intervento. (ALBERTO CUSTODERO, Repubblica.it, 22-9-06)
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