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VERSO L'EUROPA DEI TRAPIANTI

Intervista a Markos Kyprianou, commissario europeo responsabile per la salute e la tutela dei consumatori,

27/08/2007
Un medico in ogni ospedale con l'incarico specifico di procurare gli organi. Introdurre la Carta europea del donatore. Più cooperazione tra gli Stati europei nel difficile campo dei trapianti. Il commissario alla Salute, Markos Kyprianou, lancia da Bruxelles una serie di proposte, da trasformare in misure concrete, almeno in parte, entro il 2008. L'"emergenza donazioni" ha una dimensione continentale. In tutta Europa ci sono 40 mila persone in lista d'attesa, uomini e donne che aspettano la telefonata giusta per un rene o un fegato. Ogni giorno dieci di loro muoiono, magari dopo aver coltivato per anni l'illusione di poter ricominciare a vivere normalmente. La Commissione europea, dunque, prende l'iniziativa. Come intendete muovervi? Innanzitutto è meglio chiarire che la Commissione non interferirà sulle leggi nazionali esistenti. Spetta ai singoli Stati stabilire se una persona deve esprimere esplicitamente la sua disponibilità a donare gli organi, una volta defunto, oppure se vale la regola del silenzio-assenso. Cioè chi non dichiara il responsabile contrario viene considerato automaticamente un donatore. In questa scelta pesano convinzioni culturali e politiche ed è giusto che rimangono di competenza dei governi. D'accordo, qual è allora il vostro spazio? Innanzitutto proporremo nei prossimi mesi una direttiva (cioè una legge comunitaria, n.d.r.) per fissare standard di qualità e di sicurezza degli organi destinati ai trapianti. L'UE ha già adottato una legislazione analoga per le trasfusioni di sangue, per gli innesti di cellule e tessuti. Ora si tratta di completare il quadro, in modo da uniformare le normative dei diversi paesi. La procedura legislativa richiede qualche anno, speriamo di poter accelerare. Ma quale sarà la conseguenza concreta per i cittadini? Noi pensiamo a una figura particolare di, medico che sia presente in ogni ospedale e diventi il riferimento di tutti i problemi connessi alla donazione. Toccherebbe a lui, per esempio, parlare con i parenti di potenziali donatori ricoverati nella struttura. Dovrebbe essere lui a controllare la qualità e la sicurezza degli organi. Naturalmente è essenziale che la direttiva gli consenta di agire con margini di discrezionalità. In caso di emergenza si deve procedere a un trapianto anche se il rene disponibile non soddisfa al cento per cento gli standard, ma in quel momento rappresenta l'unica possibilità di sopravvivenza per il malato. Il problema è anche convincere le persone a diventare donatori prima che si ammalino ed entrino in ospedale. Certo. Nell'ultima inchiesta di Eurobarometro c'è un dato che mi colpisce in modo particolare: l'81 per cento dei cittadini europei afferma di essere a favore di una carta del donatore, cioè di una dichiarazione esplicita in cui si autorizzano i medici a espiantare i propri organi, in caso di morte. Però, all'atto pratico, solo il 12 per cento oggi possiede qualcosa del genere. Ebbene, noi lanceremo "un piano di azione" per convincere gli Stati della UE a diffondere la "carta europea del donatore". Se tutto va bene, si può realizzare entro la fine del 2008. In questo modo speriamo di promuovere la cultura della donazione. E inoltre di semplificare le procedurre in caso di decesso in un Paese europeo diverso dal proprio. Può sembrare un discorso macabro, ma non lo è perché è la strada per salvare molte vite. Per il momento assistiamo a una crescita inquietante del traffico di organi. La Commissione ha qualche idea per contrastare il fenomeno? Non abbiamo prove di traffico di organi all'interno dell'Unione europea. Certo sappiamo che esistono commerci di questo tipo con Paesi terzi. La Commissione continuerà a lavorare con le organizzazioni internazionali, a cominciare dall'Onu. Ma è chiaro che la vera risposta verrà dalla capacità che avremo di aumentare la disponibilità degli organi nei nostri ospedali. Nella direttiva, inoltre, prevediamo di introdurre la cosiddetta "tracciabilità", cioè il percorso compiuto da un rene, per esempio, prima di arrivare sul tavolo operatorio. Ecco perché abbiamo bisogno di nuove regole, ma anche di maggiore cooperazione tra i Paesi, di più sicurezza nei trasferimenti e, soprattutto, di maggiore informazione al servizio dei cittadini.
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