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Vietnam: effettuato il primo trapianto di rene in completa autonomia.

Al National Hospital Pediatrics di Hanoi medici vietnamiti effettuano il primo trapianto di rene senza supervisione diretta dei medici del Bambino Gesù.

24/02/2016
Un importante traguardo è stato raggiunto dall’ospedale National Hospital Pediatrics (NPH) di Hanoi e dal Bambino Gesù: medici vietnamiti hanno effettuato, senza la supervisione diretta dei medici dell’Ospedale romano, un trapianto su un bambino di 13 anni in dialisi da due anni a causa di una sindrome nefrosica corticoresistente. Le due strutture collaborano dal gennaio 2013, quando è stato avviato il progetto Urologia Pediatrica e Trapianto Renale su paziente pediatrico, con lo scopo di formare il personale medico e infermieristico locale in Urologia Pediatrica, al fine di trasferire competenze mediche e assistenziali. Il trapianto è stato preceduto da una condivisione telematica del protocollo di trattamento e di gestione del paziente. “L’intervento è andato molto bene” - racconta il Dottor Luca Dello Strologo, responsabile di Clinica del Trapianto Renale del Bambino Gesù. “Il bambino ha ripreso subito le sue normali attività fisiologiche e non c’è stata necessità di dialisi, né prima né dopo l’intervento. Abbiamo avuto modo di condividere l’intero trapianto per via telematica e siamo molto soddisfatti del lavoro svolto dai medici”. Sia il piccolo che la mamma, che ha donato il rene al figlio, stanno bene. “Il trapianto è stato un grande successo. Questo tipo di interventi deve essere fatto in maniera integrata, a livello multidisciplinare, e la buona riuscita dell’operazione dimostra che con questo progetto è stato possibile raggiungere un importante obiettivo, in Vietnam: rendere realtà i trapianti e dare una speranza ai bambini che vivono lì”. “Per quanto mi riguarda – conclude – questa esperienza è stata una delle cose più belle che mi potesse capitare. Mi ha formato come medico e segnato profondamente come uomo. Ho avuto modo di incontrare famiglie provenienti da culture diverse, con priorità diverse. E con un approccio alla malattia e al dolore differenti da quelli a cui siamo abituati. Sono convinto che quando sarò vecchio potrò guardare a questa esperienza come una delle cose buone che mi è capitata nella vita”.
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