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XENOTRAPIANTI: PER IL VATICANO SONO LECITI, MA ANCORA PREMATURI

Lo xenotrapianto, cioè il trapianto di organi, tessuti e cellule di animali sull'uomo, può essere considerato come una grande sfida scientifica, una realistica opzione terapeutica, ed un progetto in linea di principio eticamente lecito, fatti salvi i diritti dell'individuo e della comunità alla tutela della salute con uguale possibilità d'accesso alla terapia.

23/10/2001
La posizione della Chiesa Cattolica sugli xenotrapianti è stata chiarita e ufficializzata nel documento intitolato "La prospettiva degli xenotrapianti, aspetti scientifici e considerazioni etiche", preparato dalla Pontificia accademia per la vita e presentato il 26 settembre scorso . Il documento, sollecitato dal Consiglio d'Europa, che, da tempo ha istituito un comitato speciale che ha chiesto anche il parere delle varie confessioni religiose, è il risultato del lavoro di vari specialisti di chiara fama, di comprovata esperienza e competenza: biologi, immunologi, virologi, genetisti, chirurghi trapiantologi, veterinari, nonché ovviamente specialisti di antropologia, morale, bioetica e diritto. La riflessione sugli xenotrapianti certamente non è chiusa con questo documento, ma certamente costituisce un aiuto ed un contributo qualificato. Di seguito vengono riportati i punti salienti della parte scientifica del documento e le problematiche bioetiche. Punti salienti della parte scientifica del documento * Il trapianto rappresenta la terapia di elezione per molti malati con insufficienza d'organo terminale. La cronica carenza di organi esclude purtroppo dal trapianto molti pazienti che ne avrebbero necessità. Una delle possibili vie di uscita da questo problema è potenzialmente rappresentato dallo xenotrapianto, o trapianto nell'uomo di organi, tessuti o cellule di una specie animale. * Negli ultimi anni sono stati compiuti alcuni progressi scientifici importanti in questo settore: 1. sono notevolmente migliorate le conoscenze sui meccanismi immunologici che sono alla base del rigetto di organi trapiantati tra specie diverse; 2. l'avvento della biologia molecolare ha permesso di produrre animali ingegnerizzati, i cui organi sono più "resistenti" nei confronti del rigetto. * Tutti questi progressi insieme hanno consentito di migliorare significativamente il tempo di sopravvivenza di organo di maiale trapiantato in un primate non umano. I migliori risultati sono stati ottenuti quando organi di maiale modificati per la hDAF sono stati trapiantati in primati non umani immunosoppressi. Ciò ha permesso di mantenere in vita primati trapiantati fino a 3 mesi. Tuttavia, questo tempo di sopravvivenza non è ancora paragonabile a quello di organi umani trapiantati nell'uomo. * Attualmente il rigetto acuto vascolare rappresenta l'ostacolo immunologico ad una lunga soppravvivenza di organi di maiale trapiantati nel primate ed i farmaci comunemente usati nei malati trapiantati possono ritardare ma non impedire l'insorgenza di tale rigetto. * L'ulteriore modificazione genetica degli animali donatori e/o l'uso di altri/nuovi farmaci immunosoppressori sono i due approcci presi in considerazione per prolungare ulteriormente la sopravvivenza di uno xenotrapianto. * Sono stati identificati oltre sessanta agenti infettivi del maiale, con la potenziale capacità di causare malattie nell'uomo. Tuttavia, è possibile allestire linee di animali donatori prive di tutti questi agenti infettivi noti. * Al momento, gli unici agenti che destano qualche preoccupazione sono i retrovirus porcini (Porcine Endogenous RetroViruses o PERV) anche se, in uno studio retrospettivo condotto sul sangue di 160 pazienti esposti a tessuti viventi di suino, non vi sono state evidenze che essi possano portare a malattia nell'uomo. L'eliminazione dal maiale dei PERV, costituisce una sfida per gli anni avvenire. * Le opinioni riguardo alla sopravvivenza minima richiesta per un organo di maiale trapiantato in un primate non umano, prima di poter procedere a trials clinici nell'uomo divergono notevolmente. Secondo alcuni, si potrebbe dare inizio ai trials clinici solo dopo che sia stata ottenuta, di routine, una sopravvivenza di novanta o più giorni di un organo di maiale salva-vita, in un primate non umano. L'opzione di un trapianto "ponte" di un organo di maiale potrebbe essere considerata attuabile in tempi più brevi. In ogni caso, la decisione di iniziare i primi trials nell'uomo deve essere determinata da una attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio, come per qualsiasi altro nuovo agente o procedura terapeutica. * Da quanto detto, risulta evidente come molte ricerche nell'ambito dello xenotrapianto siano ancora necessarie e debbano essere compiute. Problematiche bioetiche Rischio sanitario Una delle questioni etiche fondamentali è rappresentata dalla valutazione del rischio sanitario implicato in tali procedure, rischio sanitario che si compone di diversi fattori, non sempre facilmente prevedibili e quantificabili. Oltre a rischi ben noti, come la probabilità di rigetto o l'aumento di probabilità d'infezioni a causa delle terapie immunosoppressive, più complessa risulta invece la valutazione dei rischi legati alla possibile trasmissione al ricevente di infezioni (zoonosi) attraverso lo xenotrapianto, ad opera di agenti patogeni non dannosi per l'animale, ma dannosi per l'uomo. Dal momento che, fino ad oggi, non si sono raggiunte evidenze su questo punto, ogni decisione in merito allo sviluppo clinico di questa nuova terapia, può basarsi soltanto su ipotesi; si impone, quindi, l'esigenza di procedere con la massima cautela. Consenso informato Grande attenzione viene offerta anche al tema del consenso informato del ricevente e, secondariamente, dei suoi congiunti. Al primo dovrà essere fornita ogni indicazione sulla sua patologia e sulla prognosi, sulle terapie alternative, sull'intervento di xenotrapianto, sulle probabilità di successo e sui rischi di rigetto; particolare cura si dovrà avere nell'informare il paziente sui rischi reali o presunti e sulla necessità di sottoporsi a controlli medici per tutta la vita, per un necessario monitoraggio costante del decorso post-trapianto. Tale consenso informato da parte del paziente va inteso come personale. Dalla fase sperimentale, pertanto, vanno esclusi i minori e quanti non sono in grado di dare un valido consenso, a parte il caso di uno xenotrapianto salva-vita, come "soluzione-ponte", cioè transitoria, su un paziente in gravissime condizioni e incapace di intendere. Iter della sperimentazione In vista di uno xenotrapianto di organo solido, occorre insistere con la sperimentazione pre-clinica (da animale ad animale), fino all'ottenimento di risultati positivi "riproducibili" e considerati sufficienti per poter passare alla sperimentazione sull'uomo. Quando giungerà il momento, sarà allora eticamente corretto rivolgere la proposta, nel rispetto delle regole sul consenso informato, dapprima a gruppi ristretti di pazienti, i quali non siano in grado di ricevere un allotrapianto (sia per motivi di attesa che di controindicazioni individuali), e sempre che non sia disponibile per loro una migliore alternativa terapeutica. Bisognerà che ogni sperimentazione clinica sia condotta in centri ad alta specializzazione, specificamente autorizzati e controllati dalle competenti autorità sanitarie e che i soggetti trapiantati siano monitorati anche per tutta la vita, vigilando su ogni segnale di possibili infezioni da agenti patogeni conosciuti e non. I risultati così ottenuti, se inequivocabilmente positivi, costituirebbero la base per un allargamento della pratica dello xenotrapianto, come terapia chirurgica definitiva. Allocazione delle risorse sanitarie Lo xenotrapianto rappresenta una forma di possibile terapia ad altissimo impiego di risorse sanitarie ed economiche. Per questo motivo, alcuni hanno espresso dubbi sulla sua eticità, considerando eccessiva l'incertezza di successo e di rischi che comporta a fronte del grande impiego di risorse che sarebbero così sottratte sia ad altri interventi terapeutici, sia ad altre linee di ricerca. Di fronte a tali dubbi, è opportuno ricordare che, pur prendendo in considerazione il dovuto bilanciamento costi/benefici, l'ingente impiego di risorse sanitarie è giustificata dalla drammatica scarsità di organi umani. Gli xenotrapianti, insieme agli studi sugli organi biomeccanici e sulle cellule staminali, rappresentano una speranza non infondata per il futuro di tanti pazienti, che altrimenti non avrebbero alcuna chance di sopravvivenza. Brevettabilità e xenotrapianto Il Documento non tratta in modo approfondito la questione della brevettabilità di organi animali ingegnerizzati destinati ai trapianti, pur esprimendo l'orientamento che l'animale transgenico in quanto tale, soprattutto se usato per il trapianto nell'uomo, sia considerato "non brevettabile". È bene tuttavia sottolineare che, qualunque sia la risposta al quesito di fondo, bisognerà almeno garantire il rispetto del diritto fondamentale di ogni persona di avere equo accesso alle terapie di cui dovesse necessitare, senza discriminazioni o impedimenti dovuti agli eccessivi costi. Informazione di massa Le problematiche legate allo xenotrapianto hanno risvolti di portata sociale molto ampia. È eticamente necessario, perciò, che si acquisisca una corretta informazione sugli argomenti di maggior interesse per il pubblico, relativamente ai potenziali benefici e rischi. Questa informazione dovrà essere rivolta al maggior numero di persone possibile. Inoltre, con dibattiti e confronti pubblici, in piccoli e grandi gruppi, la società stessa nel suo insieme, attraverso i suoi rappresentanti, dovrà individuare le condizioni di accettabilità per investire risorse e speranze in questa nuova prospettiva terapeutica, alla luce delle incertezze scientifiche ancora presenti e della urgente necessità di aumentare la disponibilità di organi da trapiantare. (vipas)
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