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Si è spento il dolce sorriso di Sara Anzanello, testimonial dell’AIDO  

Numero 3, dicembre 2018

“SARA ANZANELLO campionessa nello sport e nella vita, testimonial AIDO”, questo il titolo dell’intervista che Sara aveva concesso a L’Arcobaleno e pubblicata nel primo numero del 2017. Oggi  Sara cammina sui sentieri dell’eternità; un nuovo male l’ha colpita alcuni mesi fa e questa volta con una forza travolgente. Pensiamo di ricordarla con il suo pensiero di “arrivederci” e con alcune parti della sua intervista, che iniziava così: “La guardi e ti chiedi: ma davvero questa ragazza così semplice e schiva, sicuramente timida, è Sara Anzanello? Chi ama la pallavolo sa quante pagine di storia del volley sono state scritte grazie alle prestazioni eccezionali di Sara. Il suo palmares da solo prenderebbe quasi tutta questa pagina. Ma ci basta ricordare che, percorrendo tutta la scala dello sport, è salita fino a diventare campione del mondo con l’Italia, e a trionfare come “miglior muro”, sempre a livello mondiale, sempre con l’Italia. Di Sara è facile raccontare i successi sul campo e a bordo campo. Ha saputo farsi valere fino ai vertici internazionali sia come giocatrice che come manager dell’ambito sportivo. Ha preso iniziative e le ha portate a livelli di eccellenza.

In qualsiasi settore lei si impegni, porta a casa i risultati migliori. Oggi Sara Anzanello è un volto dell’AIDO, un volto della cultura della donazione. A lei è toccata l’esperienza del ritorno alla vita dopo una gravissima malattia che l’ha portata prima ad un passo dalla morte e poi al trapianto di fegato”.


L’intervista così proseguiva: “Come molte persone che hanno ripreso a vivere grazie al dono ricevuto (molte ma dovrebbero essere di più) Sara non si è limitata a dire “Grazie. Grazie per la vita che mi avete donato”. No. Sara si è guardata dentro e si è detta: “Ora tocca a te donare tempo, energie, intelligenza, convinzione affinché la “cultura solidale” si diffonda nella comunità e sia possibile cominciare a far diminuire quella terribile lista d’attesa, fatta di oltre novemila persone, che ogni anno aspetta la telefonata che annuncia l’arrivo del dono di un organo per continuare a vivere”.

Ma fermiamoci un momento. Chi è allora Sara Anzanello? Cosa ha fatto? Cosa fa ora? Pur essendo una giovane donna, Sara è già seguita da tempo dalla comunicazione e dai social internazionali. Di lei trovi tutto, per esempio, in Wikipedia, enciclopedia libera e aperta, che racconta tutto ciò che può interessare. Di sé parla anche lei stessa, attraverso il sito www.saraanzanello.it. Prendiamo a piene mani da quello che lei stessa ha concesso “al pubblico” con le premesse morfologiche: è alta 192 cm; per 78 kg di peso. In una pallavolista queste sono caratteristiche non di poco conto. Per inciso: lei non lo dice mai, eppure Sara è per l’Italia, Cavaliere al Merito della Repubblica, conferita nel 2002 per iniziativa del Presidente della Repubblica, e Collare d’Oro al Merito Sportivo, conferito sempre nel 2002 dal CONI. Un’autorità civica. Un esempio. “Con l’impegno e l’applicazione il mio bagaglio tecnico – afferma Sara parlando di sé - con l’andare degli anni è migliorato. Sono cresciuta tecnicamente ed ho acquisito l’esperienza che prima mi mancava. Ma non è mai cambiato il mio modo di essere: sono rimasta la solita Anza che dialoga con tutti, che cerca di lavorare molto perché si può migliorare, che è agonista (odio perdere anche a scala quaranta) ma anche giocosa e che cerca di sdrammatizzare ogni situazione”.

“In questi anni – aggiunge - ho avuto pochissimo tempo da dedicare alla mia famiglia, visto che torno a casa davvero poco. Sono figlia unica e avrei voluto trascorrere molto più tempo con i miei genitori. Però loro sono bravi, non me lo hanno mai fatto pesare e mi hanno sempre appoggiata fin da quando a 16 anni sono andata via da casa per dedicarmi al volley. Ancora oggi sono molto legata a mia mamma, tanto che ci sentiamo almeno due volte al giorno. Mi piace ricordare un fatto per me e per la mia famiglia molto significativo: da piccola suonavo il pianoforte e quando passai l’esame di teoria e solfeggio al conservatorio di Trieste con 9,50 su 10 (esame per il quale avevo studiato tutta l’estate dei 14 anni), mio padre era lì presente e ci commuovemmo assieme.

Guardando indietro sono contenta di tutto quello che ho fatto. Per fortuna la pallavolo è uno sport che ancora oggi mi piace e mi diverte”. Sara conclude con qualche consiglio: “Lavorate tanto e siate sempre umili. Alle volte sarà dura anteporre la pallavolo alla vita privata, però sono sicura che vi darà tante soddisfazioni. Bisogna saper affrontare tanti sacrifici e spesso bisogna lasciare da parte il divertimento per dedicarsi totalmente alla pallavolo ma, ripeto, ne vale la pena”.


Così avevamo concluso: “Auguriamo a tutti di poter incontrare un giorno Sara Anzanello - che è prestigiosa testimonial della Settimana AIDO-SISM e della Giornata AIDO Nazionale – e di passare qualche tempo con lei. Fosse anche solo ad un tavolo in una delle tante serate in cui si parla di sport e di solidarietà. La sua disponibilità è vera, quando parla dice di sé stessa e di tutto il mondo che ha vissuto con assoluta sincerità. Con semplicità. Soprattutto Sara ascolta con attenzione e rispetto.

Sa stare a lungo in ascolto degli altri che parlano. E il suo sguardo accompagna le parole che scorrono attorno a lei, per posarsi dove la realtà diventa più dura. Sara sa cosa vuol dire passare accanto alla morte, e sa cosa vuol dire lottare con il dolore, con la sofferenza, con la spossatezza, con l’andamento irregolare dei miglioramenti e dei peggioramenti continui. Sara sa cosa è la forza morale anche quando va cercata in fondo all’anima, perché tutto attorno sembra andar male. A volte il suo sguardo sembra indagare l’infinito, ma è perché qualcosa dell’infinito è entrato di forza nella sua vita”.

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