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INTERVISTA AL DOTTOR MASSIMO CARDILLO

Numero 1, giugno 2019

NUOVO DIRETTORE DEL CENTRO NAZIONALE TRAPIANTI

Massimo Cardillo
è nato a Gaeta (LT) nel 1960. Direttore del CNT dal marzo 2019, si è laureato in Medicina all’Università di Milano, dove nel 1988 si è specializzato in Ematologia clinica e di laboratorio. Dal 1992 al 2019 si è occupato dell’organizzazione e del coordinamento operativo e della valutazione di compatibilità immunologica donatore-ricevente ed assegnazione degli organi nell’ambito del programma di prelievo e trapianto del Nord Italia Transplant (NITp), la prima organizzazione di trapianto in Italia. Ha partecipato al coordinamento operativo ed alla valutazione di idoneità di circa 2mila donatori di organi ed all’assegnazione di 6mila organi per trapianto. Fino ad oggi è stato presidente del NITp e direttore dell’Unità operativa complessa di coordinamento trapianti e del Laboratorio di immunologia dei trapiantidella Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

Ha collaborato con il Centro nazionale trapianti nella realizzazione di numerosi progetti, tra i quali il programma nazionale di trapianto pediatrico, quello per i pazienti iperimmunizzati, il trapianto crossover, e l’algoritmo nazionale di assegnazione dei reni da donatore deceduto. Responsabile di 11 progetti scientifici nazionali ed internazionali, è autore di 53 articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali.

Caro dott. Cardillo, la sua storia professionale dimostra una presenza importante nel mondo della donazione e del trapianto e ha dimostrato già in tante occasioni di essere un amico estimatore dell’AIDO.

1)   Lei pensa che il ruolo delle Associazioni di volontariato a sostegno delle iniziative pubbliche e private per la promozione della donazione di organi, tessuti e cellule ai fini del trapianto, sia ancora significativo?

Il volontariato del dono non solo è ancora significativo: è fondamentale. E lo è per molte ragioni. Innanzitutto per un dato storico: il seme della cultura della donazione è stato gettato e coltivato innanzitutto dal mondo associativo, che in questo è stato maestro e ispiratore delle istituzioni. Abbiamo appena festeggiato i vent’anni della legge 91 che riconosce alle realtà del volontariato questa primogenitura e un ruolo da protagonista nel lavoro di promozione e comunicazione dell’attività della nostra Rete. Ma oggi questo ruolo è ancora più decisivo perché, dopo aver raggiunto la grande conquista della dichiarazione di volontà attraverso la carta d’identità elettronica, abbiamo la necessità di raggiungere davvero tutti gli italiani per far maturare una sensibilità diffusa sulla donazione. Da qui a 10 anni tutti i cittadini si sentiranno rivolgere la richiesta di registrare la loro volontà: il nostro compito è far sì che questa domanda trovi una risposta consapevole, informata e soprattutto positiva.

2)   Grande parte dell’impegno dell’AIDO è dedicata alla sensibilizzazione nelle scuole, quindi operando in realtà nel settore della formazione delle giovani generazioni. Ritiene che sia ancora fondamentale nella promozione della scelta di donare?

Certamente, proprio perché i ragazzi, appena otterranno il documento d’identità da maggiorenni, saranno da subito destinatari della richiesta della dichiarazione di volontà. I dati del Sistema informativo trapianti ci restituiscono una fotografia interessante. I giovani tra i 18 e i 29 anni sono quelli che in misura percentuale dicono di sì alla donazione più di tutti gli altri: i consensi al momento dell’emissione della CIE sono all’86,4%. Poi scendono con l’avanzare dell’età: 85,5% tra i 30 e i 44 anni, 80% tra i 45 e i 59, per calare drasticamente al 63,2% dopo i 60 anni. Questo significa che il lavoro con le giovani generazioni sta pagando ed è decisivo. Va poi sottolineato che i giovani spesso portano la discussione sulla donazione all’interno delle famiglie, quindi potenzialmente la loro formazione amplifica la cultura del dono.

3)   Siamo consapevoli che, contemporaneamente ad una forte crescita delle espressioni di volontà, la scelta fatta dai cittadini quando si recano alle Anagrafi sono ancora troppo segnate da pareri contrari alla donazione. Pensiamo che sia spesso dovuto a mancata preparazione dei cittadini prima di trovarsi di fronte alla formulazione della domanda da parte dei funzionari dell’Anagrafe. Lei cosa ne pensa? Cosa ritiene che AIDO potrebbe fare con maggiore efficacia?

Visti i dati che dicevo prima, forse è arrivato il momento di intensificare la iniziative specifiche nei confronti delle persone più mature e degli anziani: sono un target che evidentemente, quando arriva all’Anagrafe, fa più fatica a rispondere di sì alla dichiarazione di volontà perché ha meno informazioni sulla donazione e sul trapianto. Ma in generale, il ruolo di AIDO è importante in generale per far sì che, al Comune, tutti possano fare una scelta consapevole.

4)   Lei ha ereditato un grande e proficuo lavoro del Centro Nazionale Trapianti svolto in particolare dal dott. Nanni Costa e da tanti suoi validi collaboratori, nel contesto di una efficace rete trapiantologica. Cosa pensa del CNT oggi? E della rete trapiantologica?

La Rete oggi gode di ottima salute, e questo perché in vent’anni, a partire dall’impegno indiscutibile del mio predecessore, il CNT e le realtà territoriali sono cresciuti sotto tutti i punti di vista: sono aumentati esponenzialmente le donazioni e i trapianti, è cresciuta l’attività complessiva dei programmi, sono migliorati radicalmente la competenza e il livello formativo complessivi, c’è stato un forte investimento in termini di innovazione e sperimentazione, e infine il tema della donazione sta diventando sempre più un patrimonio collettivo dell’opinione pubblica. A novembre, in occasione Stati generali della Rete, festeggeremo questo nostro compleanno con una grande gratitudine nei confronti del nostro passato e con la consapevolezza che abbiamo davanti un futuro ricco di sfide che possiamo vincere.

5)   Quale ritiene che debbano essere i punti di maggiore impegno per il CNT nel futuro?

Sono tanti, ma ne dico tre. La donazione da vivente, che è una possibilità straordinaria, sicura, garantita, ma ancora troppo poco diffusa: facendola crescere potremo davvero puntare a un forte abbattimento delle liste d’attesa. La donazione a cuore fermo, che nel contesto italiano tutti dicevano essere tecnicamente impossibile e che invece si può fare e anche bene: deve diventare patrimonio condiviso dei nostri centri. Infine, la riduzione del gap tra Nord e Sud in termini di attività di prelievo e di trapianto, e soprattutto rispetto alle opposizioni in rianimazione: il che significa che dobbiamo far crescere la fiducia dei cittadini nei confronti del Servizio sanitario nazionale anche nelle regioni dove la sanità pubblica fa più fatica, anche perché la Rete trapiantologica vanta eccellenti professionisti anche nel Meridione.

6)   La mission di AIDO sarà, nel futuro, sempre più interistituzionale. Pensiamo che dovremo lavorare sia con il ministero della Salute che con il MIUR e con il ministero della Cultura e con tutte le loro articolazioni sul territorio (CRT, ASL, Regioni, Scuole, Diocesi, Parrocchie, CONI, ecc.). Cosa ne pensa?

E’ anche l’obiettivo del CNT: coltivare il lavoro di rete, attivare sinergie, rendere il tema della donazione una questione diffusa che sta a cuore a tutti, non solo al mondo della sanità. Anche perché sono convinto che una società attenta e consapevole rispetto alla donazione degli organi possa essere una società più generosa e aperta ai bisogni di tutti. Insomma, la cultura del dono fa bene non solo al mondo dei trapianti, ma a tutte le dimensioni della nostra vita sociale.

7)   Da amico dell’AIDO, cosa si sente di suggerirci?

Di continuare a crescere, a stare tra la gente, a testimoniare con entusiasmo quanto sia importante dire sì al dono e alla vita. L’AIDO ha un valore importante: è una realtà popolare, vicina alle persone. Lo è sempre stata e deve continuare ad esserlo. E’ il contributo più importante che può dare alla nostra missione comune.

Ecco perché ringrazio di cuore, a nome di tutta la Rete, le volontarie e i volontari dell’AIDO.

Grazie davvero.

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