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DIFFERENZE DI GENERE: NELLE MALATTIE, NELLE CURE … ANCHE NEL DONO DEGLI ORGANI?

09/05/2015
È ormai acquisito: gli aspetti biologici, che definiscono il sesso, e gli aspetti socio-culturali, che caratterizzano il genere, sono importanti determinanti della salute e non possono essere trascurati, sia nella applicazione quotidiana della medicina che nella ricerca scientifica. La necessità di sviluppare la medicina di genere nasce dal fatto che uomini e donne ammalano e guariscono diversamente. Secondo i dati pubblicati dal Ministero della Salute, il 6% delle donne soffre di disabilità (vista, udito, movimento) contro il 3% degli uomini, il 9% soffre di osteoporosi contro l’1% degli uomini, di depressione il 7,4% contro il 3% degli uomini. Ci sono poi malattie autoimmuni che colpiscono prevalentemente il sesso femminile, come ad esempio l’artrite reumatoide, e questo dimostra che ci sono differenze tra il sistema immunitario maschile e femminile. Il Parkinson colpisce da 1,4 a 2 volte più gli uomini delle donne, l’Alzheimer colpisce una donna su 6, rispetto agli uomini il cui rapporto è di 1 a 10. Le donne sono le principali consumatrici di farmaci, mediamente circa il 40% in più rispetto agli uomini, soprattutto nell'età compresa tra i 15 e i 54 anni. Eppure una buona parte delle molecole, come alcuni psicofarmaci, non è stata sperimentata sulla popolazione femminile nonostante che tra uomini e donne esistano differenze che influenzano il metabolismo dei farmaci. Le donne, poi, pesano in media il 30% meno degli uomini e poiché il dosaggio non sempre è calcolato in base al peso, può succedere che le donne assumano una maggiore quantità di principio attivo rispetto agli uomini. Nonostante questi dati, la medicina e la ricerca scientifica in genere, continuano a ‘pensare al maschile’, omettendo il fatto che la differenza di sesso e di genere influenza in modo sensibile l’accesso, la qualità e l’aderenza alle cure stesse, determinando una diversa reazione alla malattia e agli esiti della cura. Garantire l’equità della cura significa avere la capacità di valutare l’individuo come essere specifico, riconoscendo le sue caratteristiche biologiche e socio-culturali, e favorendo così una migliore ‘compliance’ ed una maggiore appropriatezza diagnostica e terapeutica. AIDO opera per costruire il diritto alla salute, che passa anche attraverso la consapevolezza della complessità dell’essere umano in tutte le sue ‘declinazioni’; e se, come ha affermato l’O.M.S. nel 2002, “La salute delle donne è il paradigma dello stato di salute dell’intera popolazione”, la effettiva e sistematica considerazione delle differenze di genere è un obiettivo da perseguire. Con questa iniziativa, organizzata in collaborazione, il Gruppo Bassa Romagna sperimenta il percorso, e si prepara anche, in modo innovativo, alla celebrazione della “Giornata per la donazione degli organi” del 31 maggio. Sarebbe bello poter disporre dei risultati di uno studio sulle specificità – se ci sono – nell'approccio al dono degli organi da parte delle donne e degli uomini …
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