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DONAZIONE DA VIVENTE: A BAGNARA DI ROMAGNA RENZO BONI CI PARLA DELL’ESPERIENZA DELLA SUA FAMIGLIA

24/07/2015
L’argomento è di costante attualità: poiché il fabbisogno di organi per i trapianti è ben superiore alla disponibilità derivante dai prelievi da cadavere, una delle strade possibili è quella di utilizzare organi prelevati da adulti consenzienti in vita; in altri termini, un rene (organo doppio) o parti di organi singoli (fegato, intestino, polmoni e pancreas) possono essere prelevati per il trapianto da donatori viventi e in buona salute. Nel caso del rene il donatore si priva definitivamente di uno dei due organi, nel caso del fegato si priva di una parte di questo, che però si rigenera; in casi rari si possono donare porzioni di polmone, intestino o pancreas, che non hanno tuttavia la capacità di rigenerarsi. Per i riceventi i vantaggi risultanti da un tale dono sono evidenti: è possibile evitare i lunghi tempi d’attesa, il trapianto può essere pianificato e, in termini qualitativi, i risultati sono migliori rispetto al trapianto di organi prelevati da una persona deceduta. Cosa che potrebbe indurre a pensare che questa forma di donazione sia meno problematica e più praticabile: in realtà le cose stanno diversamente, come vedremo. Le modalità di approccio a questo tipo di donazione sono sostanzialmente due: per il trapianto in una persona consanguinea, cioè nell’ambito familiare; come gesto altruistico destinato ad uno sconosciuto, e in tal caso è definita “donazione samaritana”. Vi è poi la modalità “cross over”, in un certo senso la combinazione fra le due tipologie; infatti può essere attuata quando vi sono almeno due coppie, ciascuna delle quali è composta da un paziente in attesa di trapianto di rene, e da una persona a lui consanguinea o affettivamente vicina disposta alla donazione, ma biologicamente incompatibile: se si constata che vi è compatibilità biologica tra il donatore della prima coppia e il ricevente della seconda, e viceversa, e se vi è il consenso dei quattro soggetti, è possibile effettuare una donazione “incrociata” tra le coppie. Per la nostra associazione – costituita tra i cittadini favorevoli alla donazione volontaria, anonima e gratuita, dopo la morte, di organi, tessuti e cellule – la vera risposta alle migliaia di pazienti in lista d’attesa rimane la donazione di organi da cadavere, perché questa è la principale sorgente di organi. Insomma, il trapianto da vivente ha un ruolo sussidiario: è giusto che i pazienti e i loro famigliari vengano informati di questa opportunità terapeutica, prevista da diverse leggi dello Stato, n. 458 del 26/06/1967 (rene), n. 483 del 16/12/1999 (parziale di fegato) e n. 167 del 19/09/2012 (parziale di polmone, pancreas e intestino), ma riteniamo che un aumento delle donazioni post-mortem, assolutamente raggiungibile in Italia, costruirebbe una comunità più solidale e un Paese migliore in cui vivere. Il trapianto da vivente, necessario soprattutto perché esiste una carenza notevole di organi disponibili, produce in effetti vari problemi: - esposizione a pressioni psicologiche notevoli per le famiglie dei pazienti e per il paziente stesso; - rischi, anche se minimi, legati all’intervento chirurgico; - rischi, anche se minimi, per un’eventuale evoluzione sanitaria negativa nell’organo rimasto al donatore; - pericoli legati alla commercializzazione degli organi. Tutto considerato, quindi, l’enfasi recente legata a notizie riguardanti il trapianto da vivente, e l’azione delle Istituzioni sanitarie verso un incremento di questo tipo di donazioni, possono avere purtroppo come contraltare una riduzione dell’attenzione al trapianto da cadavere, e rendere donazione e trapianto un fatto individuale anziché una responsabilità collettiva. La donazione di organi da vivente, anche se è un gesto bellissimo, si giustifica esclusivamente come risposta ad un bisogno sanitario attinente la sfera affettiva del donatore, mentre la donazione anonima, gratuita, volontaria, post-mortem, è l'unica in grado di rendere concreto il diritto alla salute nel nostro Paese (art. 32 della Costituzione): realizzando una Comunità, una Società responsabile e più giusta. La nostra associazione, formata da cittadini consapevoli – i quali promuovono coralmente un modello sociale di auto-mutuo-aiuto e si riconoscono nella Costituzione, quando cita "la Repubblica richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale" (art. 2) – propone la donazione post-mortem come una scelta responsabile di vita, afferma correttamente l'interesse prioritario di avere un'ottimale organizzazione sanitaria, e la diminuzione delle opposizioni tra la popolazione attraverso un’opera culturale profonda; tutto ciò ad evitare che i familiari dei pazienti siano costretti ad una scelta comunque delicata (anche quando possibile) quale la donazione da vivente, per veder assicurato il diritto alla cura di un proprio caro. Anche per questo è importante cercare di capire quanto possa essere drammatica tale scelta. E questa è proprio l’opportunità che ci viene offerta dal libro di Renzo BONI, che l’autore si è reso disponibile a presentare nelle occasioni che le strutture AIDO organizzeranno, precisando che i proventi della vendita saranno devoluti in parte all’Ospedale Bambin Gesù (Roma) ed in parte ad AIDO: il Gruppo Intercomunale “Bassa Romagna” e la Sezione Provinciale di Ravenna inaugurano questa collaborazione, collegando l’iniziativa ad un evento nazionale che coinvolge i nostri bambini … quasi a voler indicare, anche con questo abbinamento, chi abbiamo nel cuore e nella mente quando operiamo per costruire un mondo migliore. Arrivederci a Bagnara di Romagna il 24 luglio!
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