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A BOLOGNA, UN LABORATORIO PERMANENTE SU DONAZIONE E TRAPIANTO

20/09/2010
È alla stretta finale la messa a punto del progetto “Laboratorio europeo permanente: una scelta consapevole” in cui è fortemente impegnata A.I.D.O. Provinciale Bologna, insieme ad A.N.T.R. (Associazione Nazionale Trapiantati di Rene), A.N.T.F.G.G. (Associazione Nazionale Trapiantati di Fegato Giuseppe Gozzetti), A.T.C.O.M. (Associazione Trapiantati di Cuore S.Orsola-Malpighi) e A.D.M.O. (Associazione Donatori Midollo Osseo). Di fronte al grande numero dei mancati consensi alla donazione degli organi, le associazioni si sono impegnate nel dare vita ad un laboratorio permanente dove gli studenti delle scuole superiori possano aumentare il grado di conoscenza sulla donazione, sui meccanismi e le modalità che regolano tale pratica, nonché sul trapianto di organi, tessuti e cellule, cosicché, al raggiungimento della maggiore età, sia favorita una scelta individuale e consapevole sulla donazione, in senso positivo o negativo. Diversi, ma tutti ugualmente importanti, i partner che sostengono il progetto, che ha come sponsor la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna: dal Centro Servizi per il Volontariato “VolaBo” al M.I.U.R. (Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca) attraverso l’Ufficio Scolastico Provinciale, dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna Policlinico S.Orsola–Malpighi all’Azienda Usl di Bologna, dall’Università degli Studi di Bologna, attraverso il Dipartimento di Psicologia/Servizio per i trapianti, all’Istituto di Istruzione Secondaria “Arrigo Serpieri” di Bologna, che ospita fisicamente il laboratorio. Infatti, la possibilità di identificare una struttura permanente, come luogo di formazione che di anno in anno migliori e amplifichi la sensibilità verso la cultura della donazione, ha consentito di ideare nuove forme di comunicazione, impensabili nei singoli istituti scolastici. Tre sostanzialmente le fasi dell’esperienza proposta ai ragazzi. 1) Nell’atrio dell’area adibita al laboratorio, viene chiesto agli studenti di lasciare gli oggetti personali e di indossare un braccialetto identificativo di patologia: lo scopo è di spersonalizzarli e proiettarli in una condizione di ospedalizzazione prolungata. Viene inoltre chiesta la compilazione di un test d’ingresso (una serie di semplici domande tese a valutare il grado di conoscenza delle tematiche trattate nel laboratorio), dopo di che, con l’accompagnamento di un volontario, i ragazzi vengono avviati ad un percorso conoscitivo delle associazioni, delle patologie che sottostanno alla necessità di un trapianto, nonché delle procedure e normative che regolano lo svolgimento dei trapianti. Si passa poi alle aule laboratorio. 2) Laboratorio “emozionale” – Il gruppo siede in circolo in un ambiente con illuminazione controllata e musica rilassante. Un volontario racconta la sua esperienza di vita vissuta di trapiantato, cercando di porre l’accento sulle differenze del prima e del dopo, e su ciò che ha comportato il trapianto da un punto di vista emotivo e relazionale. Successivamente, uno psicologo indirizza le riflessioni favorendo il comportamento interattivo, personale e di gruppo. L’obiettivo è stimolare una cultura partecipata della donazione e del trapianto. 3) Laboratorio “decisionale” – Si svolge in un’aula attrezzata con una ventina di computer disposti alle pareti, sui quali viene visualizzato un cartone animato/videogame che rappresenta la vita normale dei ragazzi: ognuno impersona un avatar maschile o femminile, a cui di volta in volta, nel prosieguo del video, vengono chieste delle decisioni. Ciascuna decisione comporta uno sviluppo alternativo del cartone, con diverse conseguenze che comunque intrecciano il percorso della donazione e del trapianto. L’obiettivo è di stimolare ad una riflessione e di fornire modelli ed esempi di comportamento. I ragazzi compiono a turno entrambi i percorsi, ed al termine vengono riuniti nell’aula decisionale, per la condivisione delle esperienze tra i due gruppi e la somministrazione dello stesso test anonimo fornito all’ingresso, da compilare alla luce delle esperienze vissute e delle informazioni ricevute. Un progetto decisamente importante, sia per il contenuto che per la molteplicità dei soggetti coinvolti, e anche dal punto di vista finanziario: la Sezione bolognese dell’A.I.D.O. spera vivamente che veda presto il suo avvio.
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