AIDO Provinciale Alessandria

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Progetto : “Donazione e interculturalità senza frontiere”: work in progress.

09/12/2010
La morte di un proprio congiunto è un evento di estremo dolore nella vita di chiunque, ma solo se si riesce a fare quello che persone eccezionali come Reginald Green, papà di Nicholas, hanno fatto si può davvero pensare di essere cittadini del mondo e non abitanti del “nostro piccolo universo”. Del resto, come il professor Green esprime nel suo libro, (Il dono di Nicholas – Rizzoli editore 1999) che narra la storia luminosa di persone fuori dall’ordinario: “Per noi Nicholas non era un ammasso di organi, ma il ragazzo generoso, affettuoso e intelligente che avevamo conosciuto e amato, e così è ancora adesso e sempre sarà nel profondo dei nostri cuori e nella memoria” ed ha ragione: la vita dei nostri cari prosegue nei nostri cuori. Il professor Green, straniero in terra straniera, come mille altre persone che a noi resteranno sconosciute, è stato, è e sarà un donatore, sostenitore della vita e della solidarietà ed è questo modo di porsi che rende l'uomo “animale” unico nel suo genere. Purtroppo però ancora troppe volte ci troviamo di fronte al diniego della donazione, diniego che, a volte, viene dato anche da soggetti stranieri che vivono nel nostro territorio senza conoscerne appieno la cultura, le leggi, i regolamenti, le tradizioni, i valori ma soprattutto la lingua. Negli ultimi anni i dati dimostrano che la popolazione straniera residente nella provincia di Alessandria è in progressivo aumento, motivo per cui è accresciuto anche il numero di pazienti degenti presso i reparti di terapia intensiva, che talvolta non riescono a superare la fase critica della malattia. In tali occasioni gli operatori sanitari delle nostre Aziende Ospedaliere, da sempre molto attenti alla sensibilità dei familiari dei degenti, riscontrano notevoli difficoltà nella richiesta di consenso alla donazione, difficoltà dettate anche da incomprensioni di tipo linguistico. La morte encefalica non è certo un concetto di facile comprensione per i madrelingua, a maggior ragione talvolta può diventare un ostacolo insormontabile per chi, straniero in terra straniera e in un momento di dolore profondissimo, deve decidere per la donazione o meno. Queste sono le riflessioni che hanno portato l’A.I.D.O. - Sezione Provinciale di Alessandria, a pensare al progetto finanziato e sostenuto dal Centro Servizi per il Volontariato di Alessandria, attraverso l’ex Bando Turco, a istituire un percorso di formazione per i mediatori interculturali che avranno poi il compito di formare e informare i loro connazionali circa l’accertamento della morte e la possibilità di donazione di organi. “Eravamo in rianimazione per uno dei nostri incontri informativi, quando la dott.ssa Nicoletta Vivaldi, coordinatrice locale delle donazioni e prelievi, stava svolgendo una “osservazione” su una signora macedone, ma aveva molte difficoltà nel farsi comprendere quando, fortunatamente, è arrivato un amico di famiglia a fare da interprete-mediatore e i parenti hanno consentito alla donazione degli organi. In quel momento è nata in noi l’idea del progetto rivolto ai nuovi italiani, e non solo, che, grazie al CSVA, sarà possibile realizzare”. Si esprime così in una intervista la Presidente prof.ssa Graziella Giani, nel sottolineare quanto ancora ci sia da fare per sensibilizzare l’opinione pubblica, troppo spesso traviata da informazioni non completamente corrette. “L’incontro con i mediatori interculturali di tutta la provincia – prosegue la Giani - è stato altamente proficuo in quanto abbiamo conosciuto persone aperte e propositive, molto interessate ad approfondire le nostre tematiche e disponibili a farsi coinvolgere nella costruzione di percorsi di rete che possano portare a farci sentire tutti cittadini dello stesso mondo”. Il progetto biennale, prevede infatti dopo l’attuazione del corso di formazione per i mediatori interculturali, la realizzazione di una brochure informativa tradotta dagli stessi mediatori nelle principali lingue parlate dalle comunità di immigrati presenti (arabo, albanese, cinese, ispanico, rumeno, indiano, pachistano). Unitamente a ciò si prevede di realizzare un dvd, nelle varie lingue, da distribuire insieme alle brochure, in modo da coinvolgere anche chi non è completamente in grado di leggere il materiale cartaceo. Il progetto proseguirà poi con la realizzazione nei centri zona della provincia di mini convegni rivolti, in modo specifico, alla popolazione immigrata, organizzati con la fattiva collaborazione dei mediatori interculturali e che coinvolgeranno i loro connazionali anche grazie ad attività di intrattenimento a cui saranno associati momenti di informazione strettamente scientifica. Se il mediatore interculturale è colui che per vocazione si rivolge al mondo dell’immigrazione, ma nel contempo è figura strategica poiché messaggero di un mondo “altro”, che si fa conoscere, apprezzare e fa amare la diversità del mondo ad una platea di cittadini che non sono suoi connazionali, ecco che in questo caso è anche colui che si fa portavoce del fatto che chiunque salvi una vita, come nel caso di Nicholas Green, è come se avesse salvato l’intera umanità. Dott.ssa Franca Bo – psicologa, consulente A.I.D.O.
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