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GLI ‘STATI GENERALI’ DEL TERZO SETTORE CON L’ASSESSORE REGIONALE

01/03/2011
Gli organismi regionali rappresentativi del terzo settore hanno incontrato l’assessore regionale Teresa Marzocchi – Promozione Politiche sociali e di Integrazione per l’Immigrazione, Volontariato, Associazionismo e Terzo Settore – per una giornata di confronto sulle tematiche di attualità e sulle prospettive del lavoro comune. Il 3 febbraio, a Bologna, si sono quindi trovati insieme il Forum Terzo Settore Emilia-Romagna, la Conferenza regionale del Terzo Settore, l’Osservatorio regionale del Volontariato, l’Osservatorio regionale dell’Associazionismo e la Commissione consultiva regionale per la Cooperazione sociale; presenti anche i dirigenti di alcuni Centri di Servizio per il Volontariato. Il momento di riflessione, concordato precedentemente con i vertici degli organismi partecipanti, è stato proposto a otto mesi dall’inizio del mandato amministrativo per fare il punto sul programma di lavoro, al fine di implementarne la condivisione e favorire le necessarie e previste interazioni per il suo proseguimento. Quindi, la prima parte della mattinata è stata dedicata dall’assessore Marzocchi all’illustrazione dello ‘stato dell’arte’. Quasi impossibile redigere una sintesi della ricca esposizione, perché la ‘mappa’ dei settori, delle funzioni e dei progetti che fanno capo all’Assessorato è estremamente articolata – vedere la schematica presentazione nell’allegato – e perché la panoramica della multiforme materia è stata necessariamente stringata riguardo alle singole componenti, con riferimenti anche tecnici di non sempre facile comprensione, tranne che per i soggetti di volta in volta coinvolti. Alcune linee generali tuttavia possono essere estrapolate. È confermata l’eccellenza della nostra regione nelle politiche socio-assistenziali, ma ciò non significa – ha più volte ribadito l’assessore – che non vi siano problemi e carenze, sul versante economico, per cominciare, ma anche su quello organizzativo. Punti di forza sono la vasta esperienza accumulata nei decenni, la ricchezza delle ‘reti’ territoriali anche del privato-sociale, lo stimolo che viene dalle attese dei cittadini; punti di debolezza sono la ancora insufficiente integrazione con gli altri Assessorati – con la parziale eccezione di quello delle Politiche per la Salute – la difficoltà di favorire la piena e sostanziale applicazione di alcune disposizioni legislative, una certa resistenza dell’apparato verso le innovazioni. Dopo una breve sessione di domande e risposte, dedicata in massima parte a situazioni specifiche, per le quali sono intervenuti soprattutto i funzionari presenti, la parola è passata al portavoce del Forum del Terzo Settore Giovanni Melli, per la presentazione del documento recentemente elaborato in preparazione del rinnovo del Protocollo d’Intesa con la Regione. La ‘riattualizzazione’ di tale Protocollo, siglato nel 1999, è resa necessaria da vari fattori: innanzi tutto gli enormi passi avanti fatti in ambito giuridico e normativo – Legge 328/2000 e corrispondente Legge regionale 2/2003, a riguardo di programmazione e progettazione delle politiche sociali, e Legge 383/2000 sull’associazionismo di promozione sociale – ma anche il profondo mutamento dello scenario socio-economico del nostro paese e della nostra regione, relativamente ai ‘nuovi’ cittadini, all’aumento della popolazione anziana, alle difficoltà del mondo giovanile, all’incremento dell’esclusione sociale. Anche il mondo del terzo settore è cambiato, ma al suo processo di crescita generalmente non si è accompagnato un adeguato riconoscimento, che comporti la piena affermazione della specificità ed autonomia nel rapporto con le istituzioni. È pur vero che nella nostra regione la situazione è più positiva che altrove, in virtù dell’esistenza di ‘tavoli’ trasversali che coinvolgono più attori sociali e diversi assessorati, nonché di strumenti di democrazia partecipata (gli organismi citati all’inizio); ma tali strumenti devono essere verificati, migliorati e rinnovati. In particolare, la Conferenza regionale del Terzo Settore negli ultimi anni è stata luogo di confronto e concertazione con la Giunta Regionale unicamente riguardo all’ambito socio-sanitario, che, pur essendo molto importante, non è certo l’unico in cui operano le organizzazioni del terzo settore. Peraltro, se è doveroso ampliare il confronto in modo trasversale e in un’ottica interassessorile, è altrettanto importante favorire la connessione e la comunicazione fra i diversi organismi di rappresentanza del terzo settore stesso. In generale è quindi necessario ripensare insieme il sistema, gli strumenti esistenti, in termini di innovazione e programmazione, tenendo sempre una visione complessiva condivisa. Questo può significare anche ripartire dall’analisi e dalla discussione di alcuni concetti chiave, che, in una recente giornata di studio interna, sono stati individuati nei seguenti tre: 1) partecipazione e ‘governance’ 2) sussidiarietà 3) lavoro sociale e volontario, sui quali una prima riflessione ha fatto già emergere alcuni snodi che riportiamo di seguito. 1) Si sente una forte necessità di semplificazione: la ‘moltiplicazione’ degli organismi rischia di essere controproducente, invece di estendere la partecipazione. Questa deve comunque essere qualificata, tramite una maggiore formazione ai soggetti coinvolti nei processi partecipativi; nel contempo, è necessaria una maggiore informazione sugli organismi esistenti e sui loro ruoli. Sarebbe utile promuovere dei tavoli di confronto tematico anche a livello distrettuale, introducendo inoltre degli strumenti di valutazione condivisi per misurare la qualità della partecipazione. 2) Il principio della sussidiarietà non è di facile e totalmente condivisa interpretazione; in particolare, oggi, quella orizzontale viene spesso evocata in maniera strumentale, per attribuire alle realtà del terzo settore un ruolo sostitutivo della Pubblica Amministrazione: bisogna quindi innanzi tutto operare una precisa individuazione delle competenze in capo a questi due soggetti. Il rafforzamento del ruolo ‘politico’ del terzo settore, e l’investimento sulla sua capacità progettuale e propositiva, sono ulteriori obiettivi da perseguire, per certi versi interdipendenti. Infine il Forum regionale dovrebbe sviluppare anche una funzione ‘sindacale’ di rappresentanza, promozione e tutela dei diritti dei cittadini e delle fasce deboli; e tale funzione può essere valorizzata anche dalla auspicabile implementazione dei Forum provinciali. 3) L’emergenza finanziaria e il costante aumento dei bisogni sociali hanno messo in crisi il delicato equilibrio fra le tre ‘famiglie’ del terzo settore, creando preoccupanti tensioni in particolare tra organizzazioni di volontariato e cooperazione sociale; è fondamentale quindi, prima di tutto, promuovere delle azioni tese a valorizzare il lavoro sociale e il volontariato nel rispetto delle diverse identità. Comunicare e condividere le tante buone prassi esistenti in regione, è un primo efficace passo, sul quale si dovrebbe innestare la definizione di un patto che chiarisca i rapporti interassociativi fra le diverse realtà del terzo settore, precisando i ruoli e le competenze. Infine, non va trascurato il ruolo che può svolgere il Servizio Civile Regionale, che deve essere anzi valorizzato come importantissimo strumento di partecipazione, e grande opportunità per molti giovani di avvicinarsi al lavoro sociale. La sessione pomeridiana è iniziata con un aggiornamento dell’assessore Marzocchi riguardante le vicende che interessano il Co.Ge. (Comitato di Gestione del fondo speciale regionale per il volontariato). Infatti, un’intesa a livello nazionale fra gli organismi rappresentativi delle diverse componenti – in primo luogo fondazioni bancarie, casse di risparmio, volontariato – ha indicato la costituzione di un ulteriore organismo di gestione, superiore gerarchicamente al Co.Ge., che il suo Assessorato ha contestato, sia perché ne sono esclusi la Regione e gli Enti Locali, sia perché comporterebbe un incremento dei costi di funzionamento e della macchinosità del sistema. Non è chiaro al momento se tale Commissione sarà obbligatoria o facoltativa, e si è in attesa anche di un pronunciamento del Co.Ge. stesso. Come previsto, è toccato poi ai partecipanti prendere la parola sulle criticità e le prospettive degli scenari evocati. Nei diversi temi affrontati dalla decina di interventi, alcuni fili conduttori erano tuttavia evidenti: come l’affermazione della necessità di maggiore integrazione, ad esempio con le azioni ed i progetti di altri Assessorati, e in particolare con quello dell’Ambiente, poiché si sa bene quanto i fattori ambientali influiscano sugli aspetti socio-sanitari, e quanto il volontariato sia attivo in tale settore. Ma l’integrazione deve riguardare soprattutto il modo con cui si affrontano i bisogni: la risposta sociale e quella sanitaria non possono essere compartimenti stagni, perché, se al centro del nostro sistema c’è la ‘persona’, bisogna che dei problemi si abbia una conoscenza integrata, e che la persona sia presa in carico nella globalità delle sue esigenze. Quindi occorre che la trasversalità sia una caratteristica fondamentale della pianificazione sociale e sanitaria, che deve adeguare anche il proprio linguaggio: solo se ragioniamo di ‘dipendenza patologica’, anziché di ‘tossicodipendenza’, possiamo inquadrare, ad esempio, il giocatore d’azzardo compulsivo. Di conseguenza, la capacità di adottare un’ottica trasversale dovrebbe essere un requisito significativo della professionalità di chi viene nominato al vertice di una istituzione socio-sanitaria. Condivisa altresì la constatazione che i fatti talvolta divergono dalle parole, anche quelle scritte: come riguardo alla legge regionale “sulla partecipazione”, che deve essere applicata realmente, e pure nelle distorsioni operate dagli Enti Locali rispetto alle disposizioni sull’impiego delle risorse assegnate dalla Regione, la quale comunque appare talora distante dai bisogni più nuovi, ma crescenti, dei cittadini più deboli, emarginati, soli, ‘invisibili’. Non c’è dubbio che vi sono ricche potenzialità non messe a frutto o mortificate. La rete delle organizzazioni sportive giovanili non è mai stata presa in considerazione come veicolo di rilevazione e risposta sui bisogni sociali, benché l’importanza educativa degli adulti coinvolti nel settore sia indiscutibile; e così avviene anche per i circoli di promozione sociale. Ma anche laddove c’è il coinvolgimento dei soggetti del terzo settore occorre aumentare la semplificazione e la trasparenza, assumendole come sistema e ‘allineando’ organismi e impegni affinché non ci siano dispersione di energie umane e ripetitività. Per tutto questo, lo strumento indispensabile è la partecipazione sostanziale del terzo settore; mentre, per la componente volontariato, è tempo ormai che si passi dalla valorizzazione al riconoscimento della sua specificità – anche con l’eliminazione di oneri e procedure – e del peso immateriale rappresentato dall’azione gratuita di migliaia di persone. L’incisività dei temi ricorrenti ha conformato le conclusioni dell’assessore Marzocchi. Nel riconoscere che sul territorio l’integrazione fra sociale e sanitario non è realizzata dai servizi pubblici, ha sottolineato che la vera scommessa riguarda l’elaborazione del prossimo Piano socio-sanitario, e in questo senso si intravvedono già delle novità. Il burocratismo ed il settorialismo del passato consentono di affermare che ora serve qualcosa di diverso. L’impegno del suo Assessorato sarà mirato a valorizzare la legge “sulla partecipazione” anche come strumento per leggere meglio le potenzialità della partecipazione, non solo per favorire servizi partecipati. D’altronde, la partecipazione e la rappresentanza dei soggetti interessati non devono più essere verticali, cioè ‘a canna d’organo’, bensì trasversali e ‘corte’. Vi sono comunque dei dati di fondo che richiedono attenzione e approfondimento: riguardo al volontariato, crescono le associazioni ma non il numero complessivo dei volontari, e i giovani sono praticamente assenti nei momenti gestionali; mentre, rispetto all’assegnazione delle risorse, poiché quelle provenienti dallo Stato non sono programmate con le Regioni, queste ultime devono sforzarsi innanzi tutto di bilanciare e colmare i vuoti. L’assessore ha terminato ribadendo la sua disponibilità ad una fase di riflessione preventiva sul nuovo Piano socio-sanitario, il quale per lei dovrà avere due fulcri essenziali: coesione sociale, e benessere (non più solo ‘sanità’).
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