AIDO Provinciale Parma

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Donazione organi: l’A.I.D.O. in carcere.

04/03/2010
I responsabili dell’associazione nel penitenziario di via Burla per sensibilizzare i detenuti. All'appuntamento ha partecipato anche il vescovo Enrico Solmi. Donare gli organi è un gesto di estrema generosità che può compiere chiunque, senza distinzione di sesso, età e razza. Così, per il 15esimo anno, l'A.I.D.O. provinciale ha incontrato i detenuti di via Burla, per spiegare loro cosa significhi essere un donatore iscritto all’associazione e chiarendo qualsiasi dubbio o stereotipo sul tema. Ospite speciale, per la campagna di sensibilizzazione, il vescovo, monsignor Enrico Solmi. «Sono contento di essere qui per introdurre il tema della donazione degli organi – commenta Solmi -. A qualcuno, parlare di donazione, può creare qualche timore, perché significa pensare a quel momento in cui non ci saremo più. Ma io invito a pensare che con il nostro aiuto possiamo essere fondamentali per salvare la vita degli altri: il nostro può diventare un gesto d'amore, di generosità e di donazione totale. Non si tratta di semplice medicina o tecnica: è un gesto per contribuire a creare un mondo migliore, in cui le persone si fidano e si aiutano tra loro. Per chi vive questo tema legato alla fede, inoltre, ribadisco che la donazione d'organo è perfettamente cristiana, ricalcando il gesto che compì Gesù: lui ha sacrificato il suo corpo per salvare l'umanità. Spero che la cultura del “dono” possa aumentare sempre di più». Con Solmi, inoltre, erano presenti Giuseppina “Pina” Lombardo, organizzatrice dell’incontro con il carcere da ben 15 anni, Stefano Cresci, presidente provinciale A.I.D.O., Enzo Capocasale e Paolo Stefanini, specialisti dell'azienda ospedaliero universitaria di Parma, Adriana Lucco, volontaria A.I.D.O. e Silvio Di Gregorio e Lucia Monastero, rispettivamente direttore e vice direttore del carcere di Parma. «Sono volontaria A.I.D.O. da 23 anni e da 15 organizzo questo incontro con i detenuti – spiega Lombardo -. Il mio obiettivo è infatti quello di sensibilizzare tutti voi sulla donazione per dare una speranza a chi è in attesa di un aiuto. Per questo ringrazio il vescovo, che ha voluto supportare la nostra azione». Capocasale e Stefanini, poi, hanno illustrato i dati relativi alle donazioni: in Italia, al 31 dicembre 2009, erano in lista d'attesa ben 10 mila italiani, molti dei quali non riusciranno a ricevere in tempo per sopravvivere un organo. E alla fine dell’incontro, Cresci, ha spiegato a tutti come portare il proprio contributo, iscrivendosi all' A.I.D.O.. (Caterina Zanirato – Gazzetta di Parma) In allegato il testo completo dell'articolo pubblicato sulla "Gazzetta di Parma" del 4 marzo 2010.
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