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Consegnati a Udine i Premi Friul-Etica per il 2018. Uno al giovane trapiantato Efrem

29/01/2019

Consegnati i Premi Friul-Etica per il 2018 a Attilio Maseri, Mara Navarria (impegnata a Doha in una gara ha ritirato il premio il padre Diego), il giovane trapiantato Efrem Trevisan e, alla memoria, a Mario Toros (Ha ritirato il premio la figlia Carla). Presenti alla cerimonia il presidente del Consiglio regionale del FVG, Piero Mauro Zanin, l’assessore comunale di Udine, Elisa Asia Battaglia, la dirigente scolastica dell’Istituto Stringher (che ha ospitato l’evento) Anna Maria Zilli, il rappresentante della Fondazione Friuli, Flavio Pressacco, il dirigente dell’AIDO, Daniele Damele, l’onorevole Ivano Strizzolo, il rappresentante di Federmanager, Antonio Pesante.

I riconoscimenti sono promossi da oltre un decennio da associazione Euretica, Comitato Friul Tomorrow, AIDO, associazione don Gilberto Pressacco con il sostegno di Fondazione Friuli e Siram by Veolia. Efrem Trevisan a sette anni all’ospedale Sant’Orsola di Bologna ha affrontato un trapianto di cuore. Una successiva emorragia cerebrale gli aveva impedito di parlare per 40 giorni paralizzandogli la parte sinistra del corpo. Efrem, coraggioso lo è sempre stato. Da quando, così piccolo, disse che lui voleva tornare a camminare. E ci riuscì in un’estate. Oggi, che ha 18 anni, si è diplomato al liceo scientifico Martin di Latisana con la tesina “Tra il pianto”.

Due copie le ha donate ai dottori Luca Ragni e Gabriele Bronzetti dell’ospedale bolognese oltre che al prof. Gaetano Gargiulo, cardiochirurgo che effettuò il trapianto. Perché, di fatto, è a loro e a tutti i professionisti e infermieri specializzati in trapianti che l’hanno aiutato che l’ha dedicata. Ha affrontato all’esame di maturità il tema del trapianto per sensibilizzare tutti sull’importanza del dono degli organi con cui si possono salvare delle vite. Anche lui ne ha salvate. Quelle di due bambini a cui sono state destinate le valvole del suo cuore prima del trapianto. È riuscito a ricambiare il dono che ha ricevuto. Efrem Vive a Torsa di Pocenia.

Ma cos’era successo al suo corpicino? Alla fine della prima elementare in classe era scoppiata un’epidemia di quinta malattia. Efrem non aveva avuto particolare sintomi. A fine agosto però da un giorno all’altro non riusciva più a mangiare e nemmeno a salire le scale. In ospedale in un primo momento ipotizzarono fosse gastroenterite. Ma l’indomani era stremato. Il cuore aveva 180 battiti al minuto. Venne trasferito a Trieste dove dissero che poteva riprendersi o addormentarsi per sempre. Mamma Vania e il papà Giuliano non si arresero al pari di Efrem e dei medici. All’ospedale di Cattinara venne stabilizzato con i farmaci in terapia intensiva ma servivano degli esami specifici che potevano essere eseguiti alla Cardiochirurgia pediatrica del Sant'Orsola dove Efrem trascorse due mesi. I medici dissero che Efrem soffriva di cardiomiopatia dilatativa provocata dal Parov Virus B19. A novembre si torna a casa ma dopo quattro mesi la situazione precipita.

Si riparte per Bologna in ambulanza. In una notte di pioggia e disperazione. Solo il trapianto avrebbe consentito di vedere la luce in fondo al tunnel. Dopo 24 ore dall’inserimento in lista d’attesa apparve il nuovo cuore per Efrem. A donarlo fu un ragazzo sardo, più grande di lui. Efrem reagisce bene, ma  poi si materializza un’emorragia cerebrale. Di nuovo Efrem combatte fra la vita e la morte. Per quaranta giorni non parla. Poi il giorno della festa della mamma si è rivolto alla stessa chiamandola. Efrem non molla. Inizia la riabilitazione perché vuole tornare a camminare. Ce l’ha fa in un’estate grazie alla fisioterapista pediatrica Tiziana Rinaldi. Lui è un bambino - e ora ragazzo - coraggioso. E non è solo il diploma che i medici e gli infermieri di Bologna gli hanno consegnato a certificarlo. È la sua forza di volontà. La sua bravura a scuola che non gli ha fatto perdere nemmeno un anno.

Efrem ha accettato quello che gli è successo per inseguire i suoi sogni e oggi chiede che della donazione di organi si interessino anche i ragazzi della sua età. La sua storia ha commosso  tante persone. Efrem è sempre stato uno studente modello. Nella sua tesina c'è un approfondimento sul primo trapianto di cuore eseguito dal chirurgo Barnard, poi per la parte scientifica ha parlato del rigetto e del possibile uso delle cellule staminali e per la parte filosofica e letteraria si è concentrato sul concetto di alienazione nel caso del trapianto. Il prossimo obiettivo? Laurearsi in filosofia. In bocca al lupo e Viva il lupo Efrem.

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