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Careggi, triplo trapianto di reni incrociato: donano gli organi alle mogli e a un figlio

03/04/2019

Sui donatori, viventi, applicata la tecnica del cross-over

Un triplo trapianto di reni incrociato, ovvero con la tecnica del cross over. Avviene per la prima volta in Italia all'ospedale di Careggi. Un'importante macchina organizzativa ha permesso il triplo intervento per quello che è stato un vero atto d'amore da parte dei donatori, tutti viventi. Ognuno di loro aveva infatti un parente stretto a cui donare il rene. Ma nessuno di loro aveva la compatibilità con il parente stesso. Interviene qui la tecnica del cross over: ognuno ha donato il rene a un altro componente delle tre coppie che non era suo parente. In questo modo la compatibilità è stata rispettata e ognuno dei tre pazienti che doveva ricevere il rene non ha avuto problemi di compatibilità.

“Gli interventi – spiega il professor Sergio Serni direttore della Chirurgia urologica robotica, mini invasiva e dei trapianti renali del Dipartimento oncologico e di chirurgia a indirizzo robotico diretto dal professor Marco Carini – sono stati possibili trapiantando i tre reni prelevati dai donatori ai rispettivi riceventi compatibili che erano appartenenti ad una delle altre due coppie. I donatori sono stati tre uomini che hanno donato il rene, assegnato in base alla compatibilità al di fuori della coppia di appartenenza, in due casi alle mogli e in un caso al figlio. Tutti i reni trapiantati nei giorni scorsi – prosegue Serni – hanno ripreso a funzionare immediatamente e nessun paziente ha avuto complicanze post-operatorie”.

“Questa esperienza – dichiara la dottoressa Maria Luisa Migliaccio del Centro Regionale Allocazione Organi e Tessuti – è stata complessa dal punto di vista organizzativo per il coinvolgimento di 6 persone fra donatori e riceventi, ma dimostra non solo come sia altruistico e nobile l’atto della donazione ma come la fiducia negli altri possa ripagare, tanto da donare il proprio rene ad una persona sconosciuta, anche per questo l’impegno nella gestione del percorso di donazione è stato particolarmente intenso”.

“Importante – aggiunge Serni – è stato il lavoro di preparazione e supporto alle coppie svolto dalla dottoressa Aida Larti della nefrologia di Careggi che ha richiesto un periodo di circa 3 mesi prima che il programma si potesse realizzare. Tutti i prelievi di rene da donatore vivente sono stati effettuati con chirurgia mininvasiva robotica e anche i trapianti in 2 casi sono stati eseguiti con chirurgia robotica. Per poter eseguire i prelievi e i relativi trapianti in successione, in certi momenti, sono stati impiegati contemporaneamente tutti e tre i robot chirurgici installati nelle sale del complesso chirurgico del padiglione San Luca di Careggi”.

I componenti delle equipe chirurgiche che si sono succeduti nelle varie fasi di prelievo, preparazione dell’organo e trapianto sono stati: oltre al professor Sergio Serni, i dottori Graziano Vignolini, Vincenzo Li Marzi, Saverio Giancane, Simone Caroassai, Arcangelo Sebastianelli, Riccardo Campi, Francesco Sessa, con gli anestesisti coordinati dalla dottoressa Laura Paparella e con l'apporto per la consulenza vascolare del dottor Alessandro Alessi Innocenti.

(LaNazione.it)

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