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Padova, trapianto nella notte.
Nuovo rene per una ragazzina

06/04/2020
Padova, trapianto nella notte.<br>Nuovo rene per una ragazzina

Aver salva la vita grazie a un donatore anonimo, in tempo di Coronavirus. Una ragazzina di 11 anni, originaria della Moldavia ma residente nel Veneto, con un'insufficienza renale terminale, ha ricevuto un organo nuovo nell'Azienda ospedaliera di Padova. L'intervento, indifferibile sia per il quadro clinico della giovanissima, giudicato molto serio, sia per la provvidenziale disponibilità del rene da donatore deceduto (che altrimenti sarebbe andato perso), si è svolto venerdì notte in una sala operatoria del Dipartimento per la Salute della donna e del bambino, altrimenti detto Ospedale pediatrico.

Attorno al tavolo, le équipe di Chirurgia pediatrica diretta da Piergiorgio Gamba, Nefrologia pediatrica temporaneamente coordinata da Elisa Benetti e Anestesia guidata da Nicola Zadra. «La paziente sta bene. L'Azienda ospedaliera come sempre in questi giorni è stata operativa per le urgenze e tutto ciò che è ritenuto non rinviabile, confermando il suo ruolo di hub regionale per la trapiantologia. Così come il Dipartimento per la salute della donna e del bambino - sottolinea il direttore di quest'ultimo, professor Giorgio Perilongo - e siamo felici di aver potuto dare una seconda vita a questa ragazzina, dai nostri specialisti conosciuta e seguita da tanti anni». Le attività di trapianto, dunque, sia nei minori che negli adulti, continuano. Ma con un distinguo.

«Gli innesti da donatore deceduto proseguono perché altrimenti perderemmo gli organi che si rendono disponibili, mentre i trapianti da donatore vivente (e il rene rientra tra questi, ndr) li abbiamo temporaneamente sospesi», spiega il professor Paolo Rigotti, direttore del Centro di Chirurgia dei Trapianti di rene e pancreas dell'Azienda ospedaliera, che dal primo gennaio scorso ha realizzato 51 trapianti da donatore sia vivente che cadavere, negli ultimi quindici giorni solo da deceduto. Ma speriamo di riprendere presto anche con i viventi», chiosa Rigotti. Il nodo è l'occupazione delle Terapia intensive, in emergenza Covid-19. In questo momento storico l'attività di donazione e trapianto di organi e tessuti nel nostro Paese procede: il trapianto rientra infatti nei Livelli essenziali di assistenza e, per le caratteristiche stesse connesse all'imprevedibilità della disponibilità del donatore, di per sé è sempre urgente.

L'Ospedale di Padova si conferma centro leader: 335 i trapianti negli adulti più 9 pediatrici effettuati nel 2019 (secondo in Italia solo a Torino); Verona è all'ottavo posto con 157, alla distanza Vicenza (36) e Treviso (30). Per quanto riguarda il solo rene la città del Santo è prima su scala nazionale con 119 innesti da donatore deceduto e 55 da vivente. Per le altre specialità, Pisa si fa notare per il fegato (161), Palermo Ismett per il fegato da vivente (14), Milano Niguarda per il cuore (34), Milano Policlinico per il polmone (34) e Milano San Raffaele per il pancreas (9). La crescita dell'attività di trapianto, 3.813 (+2,4% rispetto al 2018) - si legge nel Report Aido 2019 dell'Aido, Associazione italiana donatori di organi - ha un impatto positivo sulle liste d'attesa: i pazienti che attendono un trapianto (dati al 31 dicembre 2019) sono 8.615, dei quali la gran parte aspetta un rene (6.460, -4,1% rispetto al 31 dicembre 2018).

(IlGazzettino.it)

 

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