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DI GRANDE INTERESSE LE RELAZIONI DEL 1° INCONTRO INFORMATIVO ORGANIZZATO DA ANED EMILIA-ROMAGNA

12/06/2011
Debutto veramente ‘alla grande’ quello del ciclo di incontri promosso da ANED Emilia-Romagna su “I trapianti di rene (ma non solo). Il migliore utilizzo delle scarse risorse”: un tema ambizioso, come riconosciuto dagli stessi organizzatori, ancor più perché posto dal punto di vista dei malati e delle associazioni volontarie di settore. Comunque, la sfida del primo appuntamento – “Diminuire la pressione sul sistema trapianti. La ricerca”, 27 maggio a Bologna – è stata vinta: relatori di altissimo livello, esposizioni accattivanti (di cui è stata distribuita una sintesi su carta), ampia possibilità di domande e risposte. Si può affermare che gli assenti hanno veramente motivo di rammaricarsi per quello che hanno perso; infatti, l’unico cruccio è venuto ai promotori dall’affluenza di pubblico, ben minore di quella ragionevolmente auspicata e prevista. Data la ricchezza dei contenuti, appare rischioso tentare un resoconto; tuttavia, alcuni spunti meritano talmente di essere condivisi, da giustificare l’azzardo. Dopo l’introduzione generale, curata dal Segretario regionale ANED Pier Giuliano SANSONI – da ricordare soprattutto la sua sottolineatura delle circa 1.000 morti encefaliche che ogni anno in Italia sfuggono alla segnalazione per un possibile prelievo d’organi – la parola è andata ai due moderatori che poi si sarebbero alternati nella conduzione dei lavori, Gianni CAPPELLI (Direttore U. O. Nefrologia Azienda Ospedaliera di Modena) e Sergio STEFONI (Direttore U. O. Nefrologia, Dialisi e Trapianto Azienda Ospedaliera di Bologna, e Preside della Facoltà di Medicina dell’Università di Bologna). Il primo relatore è stato Antonio SANTORO (Direttore U. O. Nefrologia, Dialisi ed Ipertensione Azienda Ospedaliera di Bologna). Sviluppando da par suo l’argomento “Prevenzione e diagnosi precoce della malattia renale”, ha illustrato fra gli altri un dato veramente preoccupante: la malattia renale cronica, riconosciuta come emergenza dal 2004-2005, interessa oggi circa il 10% della popolazione. Ma questa patologia non è un destino ineluttabile; benché molte disfunzioni renali comincino in età pediatrica, e anzi allo stato fetale, la prevenzione secondaria può fare molto per controllare e limitare i danni, con l’assunzione di farmaci specifici, ma soprattutto con l’adozione di un adeguato stile di vita, che si può riassumere così: meno sale, meno peso, meno fumo, più attività fisica. In questo quadro, assume rilievo ancora maggiore il progetto voluto dalla Regione Emilia-Romagna – e coordinato proprio dalla U. O diretta dal prof. Santoro – denominato PIRP (Prevenzione Insufficienza Renale cronica Progressiva), operante da alcuni anni con i seguenti scopi: 1) fare fronte all’epidemia crescente dei soggetti affetti da malattia renale cronica; 2) favorire un invio precoce dei pazienti alle strutture nefrologiche, per evitare che vi arrivino quando la malattia è ormai allo stadio terminale, e non resta che la dialisi; 3) dar vita ad un registro di carattere epidemiologico, composto in pratica di cartelle cliniche aggiornate ad ogni visita, che permette di sorvegliare i pazienti nel tempo, oltre ad offrire in tempo reale gli indispensabili dati epidemiologici. Il progetto PIRP comincia a dare i suoi frutti, in termini di informazioni ma soprattutto di impatto sulla malattia renale cronica e sulla sua progressione; quindi è legittimo sperare che in un prossimo futuro si possa arrivare ad una riduzione del numero dei malati costretti alla dialisi e/o al trapianto. Particolarmente apprezzata la presentazione del secondo relatore, Paola ROMAGNANI (Direttore U. O. Terapie Rigenerative Azienda Ospedaliera di Careggi – FI), “La ‘riparazione’ degli organi malati”: una materia che suscita curiosità e speranze, trattata in modo appassionato e, potremmo dire, sorridente, con alcune basilari premesse. Bisogna infatti tenere presente innanzi tutto che la rigenerazione degli organi è un processo presente in natura, ma solo in organismi fatti di cellule semplici, poiché quelli più complessi, come l’essere umano, hanno dovuto rinunciare a questa facoltà in cambio dell’evoluzione. Ci restano tuttavia le cellule staminali, sostanzialmente di due tipi: quelle del midollo osseo, ‘scoperte’ alcuni decenni fa, che sono alla base del relativo trapianto; e quelle embrionali – il cui studio è molto più recente – che non solo pongono problemi etici nell’utilizzo, ma anche sono assai difficili da controllare. Ma c’è un altro dato di fatto ineliminabile, riguardo alle possibili applicazioni pratiche di tali potenzialità: le staminali sanno dare origine a sangue, ossa, grasso, ma non a cellule renali; e possono svolgere un’azione positiva, comunque non rigenerativa, soltanto nella insufficienza renale acuta. Quindi, quale strada si può percorrere? Quella di valorizzare al massimo le cellule staminali riparatrici che pure il rene ha in piccola quantità, e che però si indeboliscono col passare degli anni e con i vari attacchi che subiscono; oggi quindi si lavora sullo stimolo farmaceutico a sostegno delle funzioni di tali cellule, che comunque può avere esito positivo solo se l’organo è ancora vitale, cioè prima che sia indispensabile il ricorso alla dialisi. È stata poi la volta di Maria Piera SCOLARI (U. O. Nefrologia, Dialisi e Trapianto Azienda Ospedaliera di Bologna), chiamata ad illustrare una branca vitale per chi abbia subito un intervento sostitutivo: “Come prolungare la durata degli organi trapiantati”. Negli ultimi anni si è ottenuto un significativo aumento della sopravvivenza del rene trapiantato nel breve termine – ad 1 anno dall’intervento essa è di oltre il 90% – ma il risultato non è altrettanto spettacolare nel lungo termine; ciò per cause sia immunologiche, cioè connesse alla estraneità dell’organo e al controllo farmacologico di detta situazione, sia non immunologiche, come problemi cardiovascolari, tossicità da farmaci, infezioni, tumori. In particolare, nell’ultimo decennio lo scenario è molto cambiato: a fianco di un miglioramento delle tecniche chirurgiche e dialitiche e della diagnostica, vi è stato un progressivo invecchiamento sia dei pazienti da sottoporre a trapianto, sia dei donatori. Di conseguenza oggi il nemico peggiore è il rigetto cronico, oltre tutto con la consapevolezza che il rene è l’organo per cui tale evento si verifica più spesso. Le strategie per contrastarlo sono sostanzialmente di due tipi: da una parte, azioni di prevenzione e di diagnosi precoce sull’organo e sul paziente; dall’altra, l’indispensabile terapia immunosoppressiva, che – proprio perché non priva di effetti collaterali anche pesanti – è oggetto dello sforzo congiunto della medicina, impegnata a selezionare i farmaci meno dannosi e a ridurre i dosaggi al limite dell’efficacia, e della ricerca, tesa a sperimentare nuovi farmaci. Da ultimo, ma non certo per importanza – e dopo una breve interruzione dei lavori – Giovanni MOSCONI (U. O. Nefrologia, Dialisi e Trapianto Azienda Ospedaliera di Bologna) ha esposto le sue considerazioni su “Trapianto e sport”. Andando oltre il fatto che richiama maggiormente l’attenzione, cioè il ritorno di alcuni trapiantati all’attività sportiva a livello professionale, troviamo conferma che un adeguato esercizio fisico, nell’ambito di un corretto stile di vita, è efficace come e più del trattamento farmacologico per contrastare le malattie cardiovascolari, le quali, pur derivando da fattori precedenti il trapianto, vengono aggravate dalla terapia immunosoppressiva, e costituiscono la maggior causa di perdita del rene trapiantato. Le misure preventive e terapeutiche devono concentrarsi sui fattori di rischio modificabili, in primo luogo la sedentarietà; è ormai evidente che una regolare attività fisica post-trapianto – ma anche in dialisi! – migliora la potenza aerobica e la forza muscolare, tende a ridurre il peso corporeo e a controllare il metabolismo, nonché a limitare il rischio di fratture ossee. Quindi è incontrovertibile la necessità di intensificare lo studio degli effetti dell’attività fisica praticata da pazienti trapiantati e da sofferenti di malattie metaboliche. In questa ottica si pone il progetto “Trapianto e adesso Sport", nato per iniziativa del Centro Nazionale Trapianti in collaborazione con l'ISS, la Facoltà di Medicina di Bologna, il gruppo Isokinetic di Bologna, ANED Sport, la Fondazione per l'Incremento dei Trapianti di Organi e Tessuti (FITOT) di Padova, il gruppo Impresa e Sport (che facilita i contatti con importanti personalità del mondo dello sport); esso ha l’ambizioso obiettivo di considerare l'attività fisica come un farmaco da prescrivere per migliorare le condizioni del paziente, e prevede l’arruolamento di 120 persone trapiantate di rene o cuore o fegato. Terminate le loro presentazioni, i quattro relatori si sono offerti alle domande del pubblico, molte delle quali legate a condizioni fisiche e/o sanitarie personali; e questo aspetto ha aumentato il diffuso gradimento per la preziosa possibilità di interpellare ampiamente degli specialisti tanto accreditati. Veramente un bell’inizio per l’iniziativa 2011 di informazione ed approfondimento di ANED Emilia-Romagna, che prevede altri due appuntamenti; ricordiamo che il prossimo è fissato per venerdì 30 settembre, sempre dalle 14 alle 18 e sempre presso il Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna, e rimandiamo al programma completo pubblicato in queste pagine nella sezione “eventi”. Le foto ritraggono (dall’alto e da sinistra): fra il pubblico Lorenza Ridolfi, direttore del Centro Riferimento Trapianti regionale; il segretario ANED Emilia-Romagna P.G. Sansoni; i relatori e i moderatori G. Mosconi, A. Santoro, S. Stefoni, G. Cappelli, M.P. Scolari, P. Romagnani.
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