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La storia di Felice Peluso:
donare gli organi può salvare le vite di tutti

01/07/2020
La storia di Felice Peluso:<br>donare gli organi può salvare le vite di tutti

Felice Peluso fa parte dell’Aido (Associazione Italiana per la Donazione di Organi, tessuti e cellule) e insieme ai volontari cerca quotidianamente di sensibilizzare quante più persone possibile verso la cultura del dono, cercando di far capire l’importanza della donazione degli organi. Nell’ottobre del 2019 grazie anche al contributo di alcuni suoi amici è riuscito a costituire il Gruppo Aido Nola-Cimitile, da quando si sono costituiti hanno organizzato vari eventi per sensibilizzare l’opinione pubblica locale e non alla cultura della donazione degli organi. In Italia, infatti, non è molto frequente questa scelta perché non è un Paese adeguatamente sensibilizzato. In lista di attesa per un trapianto ci sono circa 9.000 persone e che oggi si fanno tra i 2.000 e 2.500 trapianti, comprendiamo che le liste diventano lunghissime e tante vite si interrompono.

STORIA DI FELICE PELUSO
La storia di Felice Peluso inizia oltre trent’anni fa quando aveva ventidue anni. “A questa età ti senti il padrone del mondo, nulla e nessuno ti fa paura, hai una fiducia immensa in te stesso e pensi con ottimismo al tuo futuro, non metti in conto le sorprese belle o brutte che la vita ti ha riservato”, osserva Felice. Un martedì pomeriggio la sua vita cambia in modo radicale. Durante la giornata di chiusura del bar che gestiva con un amico in cui organizzava sempre le partite di calcio si sente affaticato. Dall’inizio della partita era debole, gli girava la testa e così decise di tornare a casa e riposarsi, pensando di essere stanco per il troppo lavoro. Invece si trattava di una malattia renale cronica e per sopravvivere avrebbe dovuto attaccarsi alla macchina della dialisi per tutta la vita. Un appuntamento fisso tre volte a settimana per quattro ore ogni volta.
Nel giro di poco tempo Felice passa da una vita super attiva ad una sulla sedia a rotelle. “La cosa più drammatica che in quel periodo iniziale di quella disavventura a causa della forte intossicazione interna diventai ipovedente, vedevo solo ombre a stento distinguevo il giorno dalla notte”, racconta, “Ricordo con gioia e grande affetto la vicinanza e la solidarietà dei miei amici che non mi lasciavano un solo istante da solo. Ringrazio la mia famiglia per avermi trasmesso un carattere forte e per niente arrendevole, seppur malandato e non sapendo cosa realmente il futuro mi riservasse, decisi di resettare tutto e di iniziare ed affrontare con forza e coraggio una nuova vita, la mia seconda vita”.
Un giorno il nefrologo che lo seguiva, gli disse che c’era la possibilità di metterlo in lista d’attesa per un probabile trapianto da cadavere. Questo lo raggelò perché pensava che per riprendersi di nuovo la sua vita, un’altra persona avrebbe dovuto perderla. “Con il tempo e i consulti capii che sia i donatori sia le famiglie, se arrivano a tale scelta, è perché sono consapevoli di compiere un grande atto d’amore verso gli altri e lo fanno dunque con grande gioia e speranza nel cuore nonostante il grande dolore del momento”, commenta.
Si mise così in lista d’attesa e da allora ha avuto la fortuna di rinascere due volte, dato che “per ben due volte – in momenti diversi – un angelo e la sua splendida famiglia sono andati oltre il loro dolore e hanno avuto la forza di donare, donarsi e pensare a chi stava soffrendo”. Il suo primo trapianto l’ho effettuato al Policlinico di Napoli, nel 1988 , erano i primi trapianti. Felice fu il terzo trapiantato di quegli anni perché l’attività trapiantologica fu ripresa dopo un lungo periodo di inattività. “Anche se sono passati tanti anni ricordo bene quella mattina: arrivammo in ospedale e subito mi ritrovai in un’unica stanza insieme a tanti altri candidati per quell’unico rene. Eravamo una quindicina. Regnava una certa tensione nella stanza, facemmo i prelievi di rito ed iniziammo l’attesa per sapere chi di noi era compatibile con l’organo disponibile”.
Come in una roulette russa, ogni quindici minuti entrava il medico e comunicava a chi non era compatibile che ci sarebbe stata sicuramente un’altra occasione. Quest’ultima non ha un tempo preciso: si possono aspettare mesi, anni oppure non arrivare per nulla. A fine mattinata rimanemmo io e una ragazza di poco più piccola di me. Un professore che faceva parte dello staff dei chirurghi che doveva effettuare il trapianto, si avvicinò a Felice e gli disse all’orecchio: “Oggi è il tuo giorno fortunato”.
“Ero molto contento, anche se appena uscito dalla stanza fui avvicinato dal papà della ragazza che mi accusò di essere un raccomandato e mi avevano scelto per questo”, riferisce, “Non ci fu verso di fargli capire che tutto era per una questione di compatibilità e non perché ero più simpatico né tantomeno raccomandato”.
Il secondo rene arrivò dopo sei anni, che volarono grazie al nuovo rene con il quale riuscì a realizzare in quei anni sono riuscito a realizzare tutto quello che desiderava: un lavoro e una famiglia. “Purtroppo anche sei hai ricevuto un trapianto non vuol dire che hai risolto per sempre i problemi relativi alla tua malattia”, dice Felice, “Ormai ero e sono un malato cronico, ma questo è solo un dettaglio. Infatti per un episodio febbrile ebbi il rigetto del rene trapiantato e mi ritrovai di nuovo in dialisi”. Prima di avere un altro trapianto passarono nove lunghi anni. Felice girò tutti i centri di trapianto italiani con una scappata anche negli Stati Uniti. Nel 2004 ebbe finalmente il secondo trapianto di rene all’Ospedale Maggiore della Carità di Novara. “Considero oggi un mio dovere mettere a servizio degli altri la mia esperienza per cercare di diffondere il messaggio della donazione degli organi”, dichiara, “Se io oggi posso testimoniare con la mia presenza qui, è perché qualcuno ha detto sì alla donazione degli organi e quel qualcuno ha detto sì perché qualcun altro lo ha informato che dopo la sua vita terrena poteva far vivere altre persone grazie alla donazione dei suoi organi”.

AIDO E LA DONAZIONE DI ORGANI
AIDO da oltre trent’anni opera a livello nazionale per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla delicata tematica della donazione degli organi, affinché le idee di “società” e “solidarietà” si uniscano a quella di “responsabilità”. In quest’ottica, AIDO organizza, attraverso le numerose sezioni territoriali, un ventaglio di iniziative che comprendono interventi di informazione sanitaria, educazione civica, eventi divulgativi e ricreativi. A riprova della validità di tale attività, il Ministero della Sanità nel 1986 ha conferito all’AIDO la medaglia d’oro al merito della Sanità pubblica. Ad oggi AIDO conta 21 sedi regionali – 103 sezioni Provinciali – 1.100 Gruppi Comunali/Intercomunali per un totale di circa 1,4 milioni di iscritti. Si può diventare donatori esprimendo il proprio consenso presso gli appositi sportelli delle ASL di appartenenza, oppure firmando l’atto olografo dell’Associazione AIDO (presso la sede più vicina), o con una dichiarazione in carta libera completa di tutti i dati personali, datata e firmata e infine da qualche anno anche presso i comuni che hanno aderito al progetto “Una scelta in comune” al momento del rinnovo della carta d’identità.

(Farodiroma.it)

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