AIDO Provinciale Alessandria

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In cammino con la cometa.

15/11/2011
Il momento è arrivato! La chiamata, attesa da tanto tempo, è giunta! A volte i sogni si avverano. Sono qui, in questo ospedale amico, ove tutti mi conoscono, mi sorridono, mi incoraggiano. “Ci siamo!” “Coraggio!” “È il momento!” Sono minuti, attimi. Dopo, tutto può cambiare. Può tornare come prima prima, quando, inconsapevole, i giorni di mia beltà salivo, come mi pare dica un poeta. Sono eterni questi minuti! Non passano mai, loro, ma passa davanti a me una vita che posso riprendere, quella vita “normale” che quando si ha non si apprezza. È dovuta! È la vita! Invece che dono grande è! Oh! Essere libera da scadenze, dalla schiavitù delle macchine! Oh! Poter programmare i giorni, gli impegni, le gite, le scappatelle! Oh poter mangiare, tutto e di tutto! Correre con il vento tra i capelli, agitarmi follemente in un’assordante discoteca, discutere per il “coprifuoco”, questionare e litigare con dei genitori non più così remissivi e accomodanti, fare le ore piccole mangiando schifezze, girovagando a gruppi per le strade perché se non si rientra alle quattro non ci si è divertiti abbastanza! Quando mi porteranno dentro? Non passano mai questi minuti! Voglio di nuovo essere sgridata e poter proclamare che “non capiscono nulla!” Voglio che cessi il continuo accomodante assenso, il silenzio delle parole, quelle taciute, ma così risonanti “Va tutto bene! Non ti agitare! Non è nulla!” E invece poi le telefonate al medico e le corse nella bianca prigione, attaccata ai tubicini. Oh! Se riprendo le fila della mia vita voglio vivere per due, anche per chi mi ha fatto il grande dono. Voglio essere un’altra e lo sarò, perché so che questa è la volta buona. Sabato sapevo che il giorno sarebbe arrivato! Lo sentivo che mi sarei messa in un cammino nuovo, ma antico. L’ho intuito guardando dalla finestra, nella casa vicina, dei bimbi che stavano preparando il presepio. Quando si sono messi evidentemente a discutere sulla posizione della cometa (chi la voleva in alto, chi sulla capanna, chi voleva che andasse a sinistra, chi a destra) il mio sguardo è rimasto…abbagliato. La muovevano nel cielo azzurro di cobalto in tante direzioni. Mi pare ancora di vedere quelle manine sovrapporsi le une alle altre. Soprattutto la direzione rappresentava un problema: chi la indirizzava a sinistra, chi a destra, ma quella cometa sembrava danzare nel cielo. Danzava, ora avanti ora indietro. Danzava e mi incatenava a sé. Allora ho pensato “Cometa che viaggi nel cielo, che appari e scompari, fai viaggiare anche me nella vita, ma libera, libera da legami, da appuntamenti forzati. Fammi danzare…nella vita. E allora sì che potrò guardare Giovanni negli occhi, ricambiare il suo sorriso, pensare a…a… passeggiate insieme, escursioni al mare, allegre feste, a… Chissà! Ci sarà il “Chissà!”? Come sono lunghi questi ultimi minuti di attesa! Io voglio vivere e vivrò. Non ho paura, perché so che qualcuno non se ne è andato inutilmente, che qualcuno mi ha amato senza conoscermi, che qualcuno non è vissuto invano se ha potuto sentire un così grande amore verso il prossimo. So che viaggerò come la cometa verso…. “ Andiamo! È tutto pronto!” (Prof.ssa Clara Irace)
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