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“É COLPA TUA” … “CHIEDO SCUSA”: FRANCESCO ABATE TORNA CON UNO SPETTACOLO E UNA NUOVA EDIZIONE DEL SUO ROMANZO

14/11/2012
Sembrano i frammenti di un dialogo i titoli rispettivamente dello spettacolo teatrale e del romanzo a cui è idealmente collegato: protagonista di entrambi il giornalista scrittore Francesco ABATE (“Frisko” dal suo passato di dj), che ancora una volta ha risposto all’invito di AIDO, e si esibirà mercoledì 14 novembre a Lugo (RA). Il libro racconta la straordinaria storia di Valter, costretto a un delicato trapianto d’organi per sopravvivere a una grave malattia. «Una goccia rossa, prepotente, si è infranta sul tavolo di cristallo. Poi si è espansa, densa come ceralacca»: l'odissea di Valter inizia senza preavviso, durante una riunione di lavoro. I colleghi della redazione lo raccolgono dal pavimento, senza sospettare che cosa lo attenda. Cronista di nera, Valter vive in un perenne slancio verso il futuro, con il disincanto e l'ironia di chi non si lascia scuotere facilmente dalle difficoltà ... almeno fino al sopraggiungere di una malattia che metterà a repentaglio l'esistenza stessa del domani. In attesa di un trapianto, unica speranza di sopravvivenza, Valter si riapproprierà dei propri ricordi, imparerà a convivere con un presente fatto di terapie invasive e di incontri in corsia. Ma soprattutto, imparerà a chiedere scusa, perché – racconta Francesco Abate – “è una necessità dell'uomo chiedere scusa agli altri uomini rispetto a quello che una natura sempre carogna ci infligge, accanendosi sempre sul più debole”. Quanto a “È colpa tua”, secondo Marcella Onnis (“il mio giornale.org”) si tratta di «Forma artistica a cavallo tra spettacolo teatrale e anteprima letteraria, naturale seguito del romanzo “Chiedo scusa” … Le definizioni possibili sono tante, ma personalmente preferisco parlare di un’esperienza umana fortissima in cui l’arte (espressa attraverso parole, immagini, musica, ma anche luci basse e silenzio) è solo uno strumento per far arrivare il messaggio quanto più possibile forte e chiaro ai suoi destinatari. E poiché il messaggio da comunicare è articolato, Abate lo affida a tre storie, a loro volta simbolo di tante vicende simili. Vicende che, per prima cosa, ci insegnano che la malattia non è una colpa. Dovrebbe essere, questa, una cosa scontata e, invece, dopo millenni, siamo ancora vittime del pregiudizio per cui essa viene considerata una punizione divina per i peccati commessi e, di conseguenza, una cosa da nascondere, di cui vergognarsi. E di questo pregiudizio, probabilmente, sia sani che malati siamo vittime più di quanto crediamo. Attraverso queste tre storie – frammenti e testimonianze di vite vissute – si diventa quindi consapevoli che così come fatichiamo ad accettare che la morte prima o poi arriva per tutti, così non riusciamo ad accettare l’idea che la malattia sia un fatto naturale (“I corpi sono per natura soggetti al decadimento”, ci ricorda Abate). Quante volte, infatti, quando la tragedia ci tocca da vicino o magari colpisce un bambino, anima innocente, pensiamo “Ma perché proprio a me? A lui? A lei?”, dimenticandoci che, appunto, la sofferenza non può essere considerata un castigo, una prova terribile che è o dovrebbe essere destinata solo ai ‘cattivi’. Per Abate queste tre storie sono un risarcimento verso i loro protagonisti, ma chi può e deve concretizzare questo risarcimento non è tanto lui che le racconta, quanto qualunque persona sana che le ascolti: se, infatti, calato il sipario, bisogna aver capito che la malattia non è una colpa, chi è sano deve anche capire che è, invece, una colpa non rendersi conto che la propria condizione è uno stato di grazia e non un premio per la propria dirittura morale. Che è una colpa giudicare ed emarginare un malato. Che è una colpa non farsi carico del dolore altrui, perché si è convinti che quel male non ci riguardi.» In conclusione, una grande occasione di riflessione razionale e coinvolgimento emotivo, che sarà replicata a Bologna la serata successiva, 15 novembre ore 21:30, al “Cassero” in via Don Minzoni 18.
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