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NAVIGATORI – ALLARGATORI – CONNETTORI – DETONATORI – INNOVATORI

01/03/2013
Chi sono costoro? Semplicemente, le figure che rappresentano emblematicamente le competenze che il Terzo Settore, e soprattutto il volontariato, devono avere per essere ‘membrana sociale’. Su questo si è riflettuto nel seminario tenutosi a Fiorenzuola d’Arda (PC) il 16 febbraio scorso. Promosso dall’Osservatorio Regionale del Volontariato (ORV), attraverso i Comitati Paritetici Provinciali (CPP) di Parma e Piacenza, sotto l’egida delle medesime Province, e con il patrocinio del Comune ospitante, l’incontro è stato il primo di tre momenti – gli altri avverranno nei prossimi mesi, prima dell’estate – che intendono stimolare la capacità progettuale dei protagonisti del volontariato in merito al tema focale della partecipazione civica, intesa come scambio tra cittadini diversi e con le istituzioni. Servono nuovi strumenti, soprattutto culturali. Infatti, come fra l’altro ha sottolineato in apertura Mario ANSALONI, dell’Assessorato regionale Politiche Sociali, in rappresentanza dell’assessore Teresa Marzocchi – dopo il benvenuto rivolto da Angelo MUSSI, assessore Politiche Sociali di Fiorenzuola d’Arda – “mai come ora occorre rispettare ruoli e responsabilità: il volontariato non può e non deve essere chiamato solo come fornitore di servizi a basso costo”. E dicendo ciò ha elogiato l’ORV Emilia-Romagna, per l’iniziativa specifica ma soprattutto per l’insieme della sua attività, che ne fa un caso praticamente unico a livello nazionale. Dopo di lui sono intervenuti la portavoce dell’ORV Laura GROPPI, ed i presidenti dei CPP di Piacenza e di Parma, rispettivamente Claudio TAGLIAFERRI e Roberto PASINI, con alcuni elementi di presentazione del seminario. La relazione introduttiva è stata svolta dalla sociologa Vincenza PELLEGRINO, docente di Politiche Sociali all’Università di Parma, e di Metodologia della Ricerca Sociale alla Scuola Internazionale Studi Avanzati di Trieste. Il fulcro della riflessione in questa prima tappa era fare luce sulla funzione della ‘membrana sociale’ quale attività di socializzazione tra concittadini non prossimi e non simili tra loro. Quindi l’interesse si sposta dalla pur importante capacità di mutuo aiuto e di auto-organizzazione del volontariato – e del Terzo Settore in generale – alla capacità di ricostruire quello spazio tra estranei che oggi si è davvero atrofizzato, e che potremmo intendere come ‘spazio comune’. Non ‘privato’, dunque, quale è quello anche di molte reti sociali, caratterizzate da relazioni basate sull’affetto, l’elettività e la somiglianza; e nemmeno ‘pubblico’ come è oggi inteso, cioè spazio istituzionale in cui entriamo come cittadini per chiedere l’erogazione specializzata di servizi. Quello a cui vogliamo pensare è invece uno spazio sociale di scambio significativo tra cittadini che non si conoscono e non si somigliano, ma disposti a condividere nuovamente una ‘abitanza consapevole’. Indispensabile, per allestire e gestire questi ‘spazi comuni’, è la capacità di creare relazioni di prossimità tra diversi, di cucire il filo tra condizioni ‘perimetrate’ e normalmente distanti. Ecco lo spunto per il lavoro a gruppi che è seguito, centrato sul tema della capacità di dialogare con gli ‘assenti’, a partire da figure esemplari del lavoro sociale: 1) i navigatori = quelli che esplorano realtà sociali irraggiungibili; 2) gli allargatori = quelli che includono in modo proattivo e occupano sempre nuovi spazi; 3) i connettori = quelli che sanno far incontrare i diversi; 4) i detonatori = quelli capaci di far emergere i conflitti rimossi dagli altri; 5) gli innovatori = quelli che elaborano nuove idee fuori dal contesto. Alcuni flash sulle considerazioni maturate nei gruppi. 1) Passare da uomini di terra a uomini e donne di mare: la metafora della navigazione aiuta a dirci che il mondo è da navigare, perché è cambiato enormemente e non lo conosciamo più. Le associazioni sono isole che contengono la propria competenza e i propri oggetti di lavoro; dobbiamo quindi ragionare ‘per ponti’. 2) Le associazioni sono troppo centrate sul fare, sul rispondere ai bisogni, e si costruiscono il proprio steccato. Per superare lo steccato bisogna lavorare anche internamente, su tempi e modi di accoglienza dei nuovi volontari; ma soprattutto occorre passare dai bisogni alla centralità della persona, per renderla protagonista. Si deve quindi allargare il volontariato, non le associazioni. 3) Le esperienze sul territorio dimostrano che il primo passo è quello di non vedere solo la propria mission, bensì cercare di creare uno spazio di co-progettazione, laddove il progetto in sé quasi paradossalmente è meno importante del processo, cioè del percorso che si fa insieme, imparando a non avere paura del ‘diverso da noi’. Importante è la connessione tra tutte le risorse presenti, l’ambulatorio di medicina generale, la farmacia, l’ufficio postale, le imprese e le diverse professionalità, ma anche il singolo cittadino che offre la sua ‘specialità’. 4) Si può nascere detonatori, ma alla bisogna lo si può e lo si deve diventare. Il detonatore non ha paura del conflitto ma lo utilizza; risveglia le coscienze, è un osservatore attento, sa che rischia di rimanere isolato; deve essere credibile, propositivo, combattivo. Perché il volontariato sia un vero detonatore occorre che abbia le mani in pasta, dialoghi con gli altri attori sociali, sia capace di avvalersi di competenze altrui, e nel contempo coltivi e sviluppi le proprie. 5) L’innovatore riassume in sé praticamente le caratteristiche delle altre figure. È capace di capitalizzare le risorse di tutti, e anzi di farle emergere, e di comprendere le diversità: perciò diventa un ‘integratore’ sociale, cioè un soggetto che alimenta e nutre la società. Sa collaborare fuori dagli schemi, ovvero è un trasformatore del modo di condividere. È in grado di cambiare gli assetti gerarchici delle associazioni, e di vedere oltre la superficie; è capace di far convergere le diverse opinioni verso un obiettivo comune, e di interrogarsi continuamente, mettendosi in discussione. Dopo l’esposizione del risultato del lavoro dei cinque gruppi, commentato e arricchito dalla relatrice, il seminario si è concluso con l’appuntamento al secondo incontro – previsto per il 13 aprile in sede da definire a Forlì o Cesena – che sposterà il focus sul rapporto con le istituzioni.
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