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CONCLUSO IL LABORATORIO REGIONALE SULLE ‘MEMBRANE SOCIALI’: NUOVO IMPULSO PER AZIONI PIÙ INTEGRATE ED EFFICACI

14/06/2013
Si è chiuso l’11 maggio a Bologna, in una sala della sede della Regione, il percorso di riflessione sul ruolo primario del Terzo Settore in generale, e del Volontariato in particolare, quale catalizzatore di dialogo, comprensione, contaminazione, integrazione fra soggetti diversi, e non solo portatore di istanze scaturite dalla propria esperienza nella collettività: la metafora della membrana, appunto, come qualcosa che assorbe, attrae, filtra e mischia sostanze differenti. Come nei due incontri precedenti, Fiorenzuola d’Arda il 16/02 e Ravenna il 13/04, Vincenza PELLEGRINO – docente di Politiche Sociali all’Università di Parma, e di Metodologia della Ricerca Sociale alla Scuola Internazionale Studi Avanzati di Trieste – ha condotto il seminario non tanto fornendo una sua visione professionale, quanto piuttosto aiutando i partecipanti a valorizzare i contenuti e gli stimoli emersi dal confronto stesso – di cui ha ripercorso brevemente le tappe precedenti – anche in virtù di un dato a suo parere incontrovertibile: il Terzo Settore ha ancora un capitale di fiducia che gli consente di entrare con proposte ‘politiche’ in mondi diversi. Una prima risposta al “che cosa si può/deve fare ora” è venuta dal documento "Proposte per ridefinire e riqualificare il rapporto tra Volontariato e Pubblica Amministrazione nel quadro dell'evoluzione del welfare regionale", scaturito dal lavoro sinergico tra settori condotto dall’Assessorato regionale alle Politiche Sociali, e illustrato nell’occasione da Mario ANSALONI, funzionario del medesimo Assessorato. Nessuna soluzione miracolistica, ovviamente, ma una ricognizione accurata dei problemi ascrivibili all’uno e/o all’altro soggetto, e l’indicazione di azioni realistiche per avviarli a superamento: perché, se la Pubblica Amministrazione tende a scegliere l’interlocutore più ‘comodo’, e ad utilizzare il Volontariato per prestazione di servizi, l’organizzazione di volontariato si adatta rapidamente a tale impostazione, con l’assunzione di personale professionale, e l’incentivazione economica dei volontari. E allora, se occorre semplificare le procedure di gestione dei registri, ma anche il sistema di partecipazione e rappresentanza, è ugualmente necessaria l’elaborazione di linee-guida per i rapporti tra Volontariato e P.A., che privilegi le peculiarità delle organizzazioni di v. e ribadisca che l’iscrizione ad un registro ufficiale assolve in sé solo il requisito identitario, mentre nella programmazione condivisa l’apporto del Volontariato è soprattutto nel valore aggiunto dell’azione gratuita. (La presentazione integrale del documento è disponibile nell’allegato). Come nei precedenti incontri, la prof.ssa Pellegrino ha sollecitato alcune testimonianze emblematiche: Giovanni MELLI, portavoce del Forum Regionale Terzo Settore, ha sottolineato fra l’altro che il Forum è una ‘piazza’, ed è efficace se è in grado di fare sintesi ed avanzare richieste ma anche proposte concrete; mentre Gilberto BAGNOLI, ha evidenziato il ruolo primario del Coordinamento Regionale dei Centri di Servizio al Volontariato, di cui è esponente, nell’instaurazione di contatti ad ampio raggio per individuare strategie integrate. Significativi, e stimolanti, i punti di contatto fra Laura GROPPI e Maura FORNI: la prima, portavoce dell’Osservatorio Regionale del Volontariato, ha invitato a riflettere innanzi tutto sull’essere membrana all’interno del Terzo Settore stesso, e ha richiamato l’impegno dell’Osservatorio alla valorizzazione delle persone che rappresentano i vari interlocutori, persone che esprimono una loro ricchezza intrinseca al di là del ruolo che interpretano, e che possono essere artefici del cambiamento in quanto tali. Anche la seconda, funzionario dell’Assessorato alle Politiche Sociali, ha insistito sull’esigenza di essere membrana innanzi tutto nel proprio ambito, aggiungendo di avere incontrato spesso delle organizzazioni di v. che sono molto istituzione e poco membrana; simile parallelismo si può fare riguardo alla necessità di accorciare la filiera fra chi decide e chi attua – problema che investe appunto anche il Terzo Settore – fermo restando che la Pubblica Amministrazione ha bisogno di imparare da quest’ultimo che cosa è ‘veramente vero’; alla base del rapporto deve esserci comunque la fiducia, nella consapevolezza che spesso l’unica soluzione possibile è un compromesso, e che la relazione costituisce il valore aggiunto. Come sempre, molti spunti di riflessione e anche molte domande da rivolgere/rivolgersi. Per cercare di definire le più pregnanti sono stati quindi costituiti rapidamente cinque gruppi di brainstorming, ‘facilitati’ rispettivamente da Claudio TAGLIAFERRI del Comitato Paritetico Provinciale di Piacenza, Roberto PASINI CPP di Parma, Rosa BANDIERI CPP di MODENA, Jonni GRIFONI CPP Forlì-Cesena, e Giovanna BARONI CPP Ravenna. Le domande scaturite non possono certo dirsi soddisfatte dalle volutamente telegrafiche risposte che hanno ricevuto, ma anzi restano come suggello del percorso fatto, e soprattutto come indicazione di lavoro per un nuovo inizio nel rapporto fra Terzo Settore e Pubblica Amministrazione, insieme a quella che più che un quesito è apparsa una sensazione trasversale a gran parte dei partecipanti: cioè che la denominazione comune dei tre seminari “Terzo Settore e Volontariato …” – stante che il Volontariato è parte integrante del T.S. – non sia una inesattezza, bensì una sottile provocazione, poiché certamente la componente Volontariato è di gran lunga la più variegata e quindi la più ricca di implicazioni rispetto alle altre due, Associazionismo e Cooperazione Sociale. 1 > Se è vero che il Volontariato oggi è in grado di vincere le sfide, quali possono essere le modalità auspicabili affinché esso sia portatore di contributi e letture che diano benefici al lavoro della P.A.? < Appare evidente che si auspica con forza una P.A. che sappia coinvolgere in maniera decisionale e non solo consultiva il Volontariato, e in senso più ampio tutto il Terzo Settore. 2 > Come possiamo includere nel documento presentato da Ansaloni i risultati maturati nel percorso della ‘membrana’? < Ancora una volta si evidenzia il bisogno di integrare i percorsi e condividere le scelte a priori e non a posteriori: sarebbe auspicabile condurre iniziative su binari il più possibile convergenti, spostando l’asticella sulla qualità, supervisionata, di ciò che ci si ‘scambia’, e non solo sui requisiti tecnici verificati con l’accreditamento. 3 > Partendo dalla fondamentale, quasi banale ma imprescindibile, ri-partenza dalla ‘persona’, e ferma restando la necessità di fare squadra, per il riconoscimento del ruolo del volontariato anche in veste decisionale che cosa mette in campo la P.A.? < Torna di nuovo il bisogno di vedere concretizzate azioni propositive e concrete da parte della P.A., e la formazione congiunta volontari/funzionari pubblici può essere una soluzione, che tuttavia sarebbe efficace solo se i dipendenti pubblici fossero adeguatamente motivati dai responsabili della P.A.. 4 > Nel conflitto, sempre in agguato, fra la solidarietà sussidiaria e l’esigenza di accreditamento per prestare servizi riconosciuti, come trovare un equilibrio? < È forte l’aspirazione ad un bilanciamento proporzionale e regolare tra sistemi diversi, ma che sempre più sappiano essere consapevoli della propria complementarità, in una visione che ci veda tutti parte di un ‘uno’; in effetti l’accreditamento è un requisito di garanzia per il cittadino rispetto ad un servizio pubblico, mentre il patto di solidarietà sussidiaria si regge sulla messa in rete delle disponibilità verso gli altri, che non sempre e non necessariamente si trasformano in servizi codificati … ma il confine è sottilissimo e va continuamente definito. 5 > Come riuscire a mettere sinergicamente insieme i soggetti del Terzo Settore con una più specifica distinzione dei ruoli? < Qui si esprime plasticamente quella che è una contraddizione solo apparente: infatti, definire in modo chiaro il proprio ruolo e riconoscere altrettanto chiaramente quello degli altri soggetti, è la premessa ineliminabile per attivare una vera sinergia, e per arrivare alla indispensabile contaminazione fra le organizzazioni non profit, perché la centralità della persona esige di tenere conto della complessità del suo contesto di vita, in molti casi esso stesso causa di disagio e malattia.
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