AIDO Provinciale Alessandria

www.aido.it/alessandria
« indietro

IL DONO DELLA COMETA.

18/11/2013
“C’era una volta una gatta …” Così dice una famosa canzone e così è nella realtà paesana del Monferrato. C’era una volta una gatta - Taitù - che amava tanto l’indipendenza come tutti i gatti. In un circo lavorano elefanti, tigri, leoni, cani, ecc. ... ma non si vedono gatti libertari poco addomesticabili come sono. Loro la sanno lunga e spesso vogliono quel che vogliono. Ma veniamo alla nostra gatta Taitù, una graziosa multicolore a squame di tartaruga come cantano i manuali per i felini di razza. Taitù non aveva bisogno di un piatto da un padrone perché sapeva cacciare egregiamente, si procurava sempre cibo fresco e nessun uccellino nel circondario riusciva a sopravvivere. Aveva fatto una notte un bell'incontro con un gatto nero, Nero per l’appunto. Che giorni belli avevano vissuto! Ma Nero era un po’ dongiovanni ed un bel giorno non si era fatto più vedere. Chissà per dove era partito! Si rifiutava Taitù di pensare che qualche altra pelosa lo avesse circuito. Col passare dei giorni si accorse che qualcosa di nuovo era successo. Nero aveva lasciato un ricordo di sé. Nella vecchia casetta, nell'angolo più oscuro e sicuro del portico, un giorno nacquero tre bei micini ed una era proprio la copia di Nero. Sebbene femmina tra maschi si sapeva far rispettare e spesso faceva ruzzolare a gambe all'aria i fratelli per acchiappare la “tetta” più grossa. Era un vero palloncino. Nera, lucente, con due occhi di smeraldo, la più furba. Se sentiva un passo era velocissima a rintanarsi al sicuro e nessuno riusciva a toccarla. Mamma gatta ne era proprio fiera. Rivelava che sarebbe diventata una cacciatrice formidabile. Per ora era anche una grande curiosona: tutto l’affascinava e la attraeva. Rischiava sempre di farsi chiudere da qualche parte perché era anche spericolata ed imprudente. A volte si salvava da un pericolo proprio all'ultimo minuto. Si rintanava nell'erba folta e alta e, nera com'era, era invisibile e poi schizzava via all'improvviso. Così un giorno che era intenta a fare gara di resistenza per l’immobilità con una lucertola non si avvide della falce e la sua coda partì di colpo. Mamma Taitù era disperata. Un gatto senza coda! Senza coda non si lanciano più segnali. Non si può agitare il vessillo di guerra e di rabbia! Non la si può muovere sinuosamente nella gioia e tra le coccole. S’è mai visto un gatto senza coda? Che vergogna! Che stupida figlia! Ecco che suonano le campane a festa! La gente è tutta contenta. Non così mamma Taitù, disperata e Nerina mortificata al massimo. Era talmente accasciata che non osava farsi vedere in giro. Il vecchio cane della fattoria, Balì, non se la trovava più fra le zampe e poteva dormire tranquillo senza che nessuno andasse a giocare con la sua coda o a leccare la sua ciotola. Ma…ma ormai era abituato alle scorribande di quel folletto nero…. Quasi quasi gli mancava! “ Come mai i gatti erano diventati così quieti? -si domandava – cosa era successo?” Se ne stavano rintanati nel portico da cui uscivano di notte solo per necessità. Come mai? E quella peste nera che non circola più, che non si vede. “Sarà finita sotto un trattore” pensava. Ma una notte vide mamma gatta con la sua piccola al seguito uscire a caccia, tutte e due caute, silenziosissime, guardinghe. Ma … Ma … C’è solo una coda alzata e l’altra? L’altra … non c’è. Cosa è successo? Rivolge lo sguardo a Taitù che dolorosamente gli fa capire la disgrazia, disgrazia ancor più grave perché Nerina non reagiva, non se ne faceva una ragione e stava rintanata il più possibile. “Non è vita questa da gatti! Deve uscire, cacciare, procurarsi cibo ed indipendenza. I miei figli devono sapersela cavare nel mondo! Deve farsene una ragione. Le è capitata una disgrazia. Bisogna sopportarla e cercare di accettarsi e di farsi valere così come si è” Il vecchio Balì, pur comprendendo le ragioni di una mamma, capiva anche la giovane Nerina che non sapeva rassegnarsi. In quella notte serena con il cielo stellato, in un’aria limpida ma fredda, ad una stella rivolse in un lungo ululato la sua richiesta: “ Oh Stella di Natale ci siamo anche noi al mondo, anche noi abbiamo necessità e desideri che non sempre riusciamo a manifestare. Siamo anche noi creature del Signore ed anche noi abbiamo bisogno, a volte, di aiuto. La grazia non è per me, che sono vecchio e stanco, ma per Nerina, che è giovane e ha la vita davanti. Un gatto senza coda non è un gatto! Tu Stella che hai quella bella coda, danne un po’ a Nerina. Le basta qualche ciuffo!” Le preghiere che qualcuno fa, non per sé ma per altri, vengono ascoltate. Nel cielo notturno l’ululato vibrò nell'aria salì, salì in alto fino alla cometa di Gesù Bambino che, commossa da tanta richiesta, lasciò cadere generosamente un ciuffo di peli fosforescenti. Così per l’aia ora gira una graziosa gattina tutta nera, ma con una strana corta coda bianca luminosa come una stella! Clara Irace
torna su