AIDO Regionale Emilia-Romagna

www.aido.it/bologna__regionale_
« indietro

FORSE CI SIAMO: IL CAPOLUOGO DI REGIONE AVVIA IL PROGETTO "UNA SCELTA IN COMUNE"

05/09/2014
"… dopo quasi due anni dall’ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale. È questo il contenuto più rilevante emerso dall’incontro-dibattito “Il dono degli organi: una scelta in ‘Comune’” svoltosi la sera del 1° settembre alla Festa nazionale de L’Unità, in corso appunto a Bologna. E l’assessore alla Sanità della città felsinea, Luca RIZZO NERVO, non ha fatto nulla per alimentare la suspense, prendendo la parola per primo e manifestando chiaramente la grande soddisfazione anche personale nel dare l’annuncio ufficiale; così, nel prossimo autunno Bologna si aggiungerà all’elenco delle amministrazioni comunali (in Italia poco meno di venti, peraltro) che offrono ai propri cittadini la possibilità di manifestare la volontà in merito alla donazione degli organi dopo la morte, al momento del rilascio o del rinnovo della carta d’identità. In concreto: alla persona che si presenta allo sportello per tale esigenza, viene chiesto se vuole cogliere l’occasione per dichiarare la propria volontà sul dono degli organi; se risponde affermativamente (può anche rifiutare, quindi), inizia la procedura, per la quale la volontà lì espressa – positiva o negativa – viene subito registrata telematicamente nel Sistema Informativo Trapianti (SIT), con consegna di una ricevuta. Si noti bene: nulla di tutto questo verrà poi scritto sulla carta d’identità. Vale la pena di fare una sintetica cronistoria. La possibilità che sta per essere concretizzata dal Comune di Bologna fu varata dal Parlamento italiano nel D.L. di fine dicembre 2009 detto “Milleproroghe” – convertito in legge a febbraio 2010 – e fu accolta con qualche perplessità, anche per motivi legati al rispetto della privacy; ma fortunatamente non rimase lettera morta, in quanto migliorata dal D.L. del 21 giugno 2013, convertito nell’agosto 2013. Il salto di qualità arrivò con il progetto CCM (Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie) “La donazione organi come tratto identitario”, fatto proprio dalla Regione Umbria nel 2010 – e promosso con la campagna informativa “Una scelta in Comune” – che diede origine alla sperimentazione avviata nei primi mesi del 2012 dai Comuni di Perugia e Terni, Dovunque tale progetto sia in corso si rivela un indiscusso successo, e l’esperienza di Cesena e di Rubiera nel Reggiano – per restare alla nostra regione – non fa eccezione. Ogni dichiarazione in più acquisita è un piccolo passo in avanti, ma è evidente a tutti che l’adozione di questa modalità nel capoluogo di regione è un valore aggiunto – come ha sottolineato Rizzo Nervo – e sarà sicuramente di stimolo per gli altri Comuni della regione, inizialmente i capoluoghi di provincia. Se l’esposizione dell’assessore bolognese ha impresso in un certo senso il timbro alla serata, altri interventi sono stati altrettanto significativi. E proseguendo con gli esponenti delle istituzioni, citiamo la consigliera regionale Paola MARANI, che ha ben evidenziato il valore dell’impegno concorde dei diversi soggetti – tessere di un unico puzzle li ha definiti – non ultima l’Assemblea legislativa, che all’inizio dell’estate ha preso ufficialmente posizione sul tema, con una formulazione che, al netto degli immancabili richiami alle norme di settore, si può sintetizzare così: “(…) impegna la Giunta a porre in atto tutte le iniziative necessarie al fine di favorire la piena applicazione al modello procedurale sperimentato nella Regione Umbria ed a censire e promuovere tra tutte le amministrazioni locali progetti, come quello avviato dal Comune di Bologna, tesi a diffondere la cultura della donazione degli organi; a lanciare una adeguata campagna informativa mirata e rivolta a tutta la popolazione tramite media, forum e lettere informative.” Singolarmente – o meglio, fortunatamente – assonanti i concetti espressi, nell’ordine, dal consigliere regionale Giuseppe PARUOLO, da don Giovanni NICOLINI responsabile della Parrocchia che comprende il policlinico S.Orsola-Malpighi, e dal presidente di AIDO Regionale Stefano CRESCI: l’accento posto sulla pratica del dono di sé, in un contesto di dovere civico, porta ad un livello più alto i rapporti fra le persone, nel segno della concretezza, alimentando e mettendo in circolo il patrimonio di solidarietà che ci arricchisce tutti, perché noi viviamo del bene che abbiamo ricevuto e di quello che abbiamo donato. La donazione quindi è sì un dovere morale e civile, ma soprattutto un diritto: il diritto di appartenere ad una comunità e di contribuire al suo miglioramento in termini di qualità e giustizia sociale. Naturalmente occorrono anche i numeri e le statistiche per poter ragionare su dati di fatto. Ci ha pensato Alessandro NANNI COSTA, direttore del Centro Nazionale Trapianti, che si è soffermato sullo scopo e la consistenza del SIT, in cui sono registrate tutte le manifestazioni di volontà formalizzate in Italia: quasi 1milione400mila sono le posizioni inserite, di cui oltre 1milione200mila di iscritti all’AIDO: numero non trascurabile, certo, ma piccolo in rapporto alla popolazione italiana maggiorenne. E che cosa succede a chi non è in questa banca dati, né ha messo comunque per iscritto la sua volontà? Alla sua morte – se avvenuta in condizioni tali da consentire il prelievo degli organi – vengono interpellati i familiari: e mediamente il 30% di essi risponde negativamente (in Europa, tra i grandi Paesi, meglio dell’Italia solo la Spagna). Le ragioni stanno sostanzialmente nei dubbi coagulati intorno a tre domande essenziali: il mio congiunto è veramente morto? avete fatto tutto il possibile per salvarlo? che cosa ne farete dei suoi organi? Domande che nascono dal trattamento ricevuto e dalla percezione dell’affidabilità del servizio sanitario – e purtroppo nelle regioni del Sud questo fattore pesa in modo speciale – ma anche da una insufficiente informazione in materia. Sta qui la rilevanza dell’azione informativa dei soggetti pubblici e privati (associazioni di volontariato in primis); da qui deriva l’incidenza rappresentata dalla potenziale capillarità di intervento che il progetto “Una scelta in Comune” offre, requisito sottolineato con decisione anche dalla vice-presidente di AIDO Nazionale Alessandra LUPPI. Nelle sue parole – come in quelle di Nanni Costa – pure il rilievo della specificità dell’esperienza emiliano-romagnola nella creazione di una ‘rete’ di strutture, professionalità e competenze di varia natura, accomunate dall’interesse per l’attività di donazione e trapianto d’organi: la tipologia di questo progetto aggiunge una maglia fondamentale a tale rete, e può nel contempo essere un viatico per l’esportazione del nostro modello. Nessuno dei presenti ha sottovalutato la delicatezza della situazione che si crea quando l’operatore allo sportello segnala la possibilità della manifestazione di volontà; ma la formazione del personale, e il contesto di accoglienza e accompagnamento offerto anche da AIDO – giudicato indispensabile – fanno sì che a tutt’oggi non si registrino reazioni controproducenti; anzi, l’esperienza dice che la percentuale di cittadini che approfittano dell’opportunità va dal 20 al 30, e che di essi coloro che manifestano la volontà positiva sono intorno al 90%. Avanti tutta, quindi, è stato l’auspicio dei partecipanti al dibattito, consapevoli peraltro che questo non è un traguardo bensì una tappa, e che il percorso verso una sempre maggiore adesione alla donazione degli organi dopo la morte, passa non solo per una più ampia e qualificata informazione ai cittadini – compito di tutti i soggetti della ‘rete’ – ma anche attraverso l’ulteriore miglioramento organizzativo dell’attività di prelievo e trapianto, per quanto detto sopra: basta pensare che un trapianto multiorgano mobilita all’incirca 150 operatori di 5-6 strutture diverse. E arrivederci alla Giornata Europea della Donazione, la cui celebrazione ufficiale si svolgerà a Roma l’11 ottobre prossimo. Nella foto i partecipanti al dibattito, quasi una rappresentazione plastica della ‘rete’ trapiantologica regionale: da sinistra Gianluigi Topran D’Agata (trapiantato), Stefano Cresci (presidente AIDO Regionale), Alessandra Luppi (vice-presidente AIDO Nazionale), Giovanni Nicolini (parroco in Bologna), Stefania Kapelj (direttore incaricato Centro Regionale Trapianti), Alessandro Nanni Costa (direttore Centro Nazionale Trapianti), Giuseppe Paruolo e Paola Marani (consiglieri Regione Emilia-Romagna), Luca Rizzo Nervo (assessore Sanità e Sport Comune di Bologna)."
torna su