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OTTOBRE: IL DONO DEGLI ORGANI IN PRIMO PIANO IN ITALIA E IN EUROPA

04/10/2014
Riflettiamo insieme sul concetto che è l’essenza stessa di AIDO Dopo la “Giornata nazionale donazione e trapianto di organi e tessuti” che ricorre da anni alla fine del mese di maggio – ed anche in questo l’Emilia-Romagna è stata antesignana – arriva in Italia per la prima volta la “Giornata europea per la donazione degli organi”, che si celebra a rotazione nei Paesi componenti il Consiglio d’Europa; e ciò accade in un momento decisamente particolare. Una successione di eventi che certamente aumenterà la visibilità di ognuno: il 4-5 ottobre la nostra Giornata nazionale “Un Anthurium per l’informazione” – che ci vede presenti in mille piazze, con la nostra pianta-simbolo ma soprattutto con la nostra testimonianza – e l’11 ottobre, a Roma, lo European Day for Organ Donation and Transplantation. Tramite i collegamenti a margine potete raggiungere le pagine nazionali di questo sito rispettivamente dedicate, per gli aggiornamenti su luoghi e programmi. Qui vogliamo invece riportare uno scritto del presidente AIDO Regionale Stefano CRESCI, come riflessione su un tema che rappresenta non tanto e non solo la ragione profonda di queste feste, ma soprattutto l’essenza di AIDO.

I SIGNIFICATI DI UNA SCELTA: IL DONO DI SÉ

Allo stato attuale, la centralità dell’ideologia economica si è affermata quale vero universalismo nei nostri rapporti con altre culture e civiltà e, purtroppo, molto spesso siamo convinti che l’unico modo di guardare le cose, quello ‘concreto’, sia attraverso l’occhio dell’utile, individuale, familiare o settario. Alain Caillé, importante sociologo francese, osserva lucidamente: «L’utilitarismo non rappresenta un sistema filosofico particolare o una componente fra le altre dell’immaginario dominante nelle società odierne. Esso è divenuto quello stesso immaginario; al punto che è in larga misura incomprensibile e inaccettabile ciò che non può essere misurato in termini di utilità e di efficacia strumentale all’interesse individuale». Il dono, nella nostra società che pone l’accento sugli aspetti più utilitaristici ed economici, in definitiva sembra essere un residuo nostalgico del mondo passato. Necessario, a nostro parere, è però capire (ma forse stiamo iniziando…) che una comunità non può mantenersi esclusivamente grazie al perseguimento di obiettivi unicamente di tipo privato e individualistico. Infatti, il dono con i suoi concetti profondi apporta un altro significato alle cose, ed è comunque estremamente diffuso – si esprime attraverso le relazioni sentimentali e nell’amicizia, con gli ospiti e gli stranieri, senza tralasciare il dono nell’ambito del lavoro, come il tempo e la collaborazione dedicati ai colleghi – pure se non trova spesso un adeguato riconoscimento simbolico. Che cosa tiene insieme una società, su che cosa si costituiscono il benessere reale e la qualità della vita delle persone? Riconoscere l’importanza delle relazioni in quanto tali, e non come strumenti o scopi per qualcos’altro, questa è la vera e attuale sfida: rimettere l’Uomo al centro del dibattito, e valorizzarlo quale criterio prioritario di riconoscimento e valutazione della realtà. Perciò il dono, soprattutto il dono di parte di sé (sangue, midollo osseo, sangue del cordone ombelicale, organi) – che è l'espressione stessa del legame sociale e il gesto che fa uscire l'individuo da se stesso, e lo lega agli altri – è un momento promotore di comportamenti positivi, incondizionato e gratuito. Rappresenta il riconoscimento che il legame tra uomini e donne esiste, ed è indipendente dal luogo di nascita, dalle convinzioni politiche o religiose, nonché dallo stato socio-economico: nasce per il solo fatto incontestabile che esistiamo. Queste considerazioni di carattere filosofico–sociologico conducono ad alcune domande che tutti dovrebbero porsi. Che tipo di società vogliamo? In che Paese vogliamo vivere? L’altruismo, la solidarietà e la fratellanza sono sufficienti? Cittadinanza e responsabilità potrebbero essere le parole chiave per edificare una nuova etica fondata sui beni comuni: DALL'ETICA DELLA SOLIDARIETÀ ALL'ETICA DELLA RESPONSABILITÀ, per usare l’efficace sintesi coniata dal nostro presidente nazionale. Rileggendo la nostra bellissima Carta Costituzionale ritroviamo, infatti, che i diritti si costruiscono adempiendo doveri necessari e non facoltativi. All'articolo 2 leggiamo: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.» Inevitabilmente esso va collegato all'articolo 32, che definisce il diritto per tutti noi di ricevere le cure, ma anche l’interesse della collettività per la salute del singolo: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.» Il dono degli organi (come gli altri tipi di donazione) non è solo la risposta di persone solidali e in salute a un problema sanitario importante per persone in difficoltà, ma la precisa scelta consapevole di partecipazione alla costruzione di un diritto fondamentale. Essendo inoltre un gesto volontario, gratuito, spontaneo, ma soprattutto anonimo – quindi senza rapporto diretto tra donatore e ricevente – la donazione diviene la concreta affermazione dell’importanza dell’Uomo e dei legami da lui prodotti, della sua appartenenza alla comunità e all'Umanità intera, quindi della sua assunzione di responsabilità per la migliore realizzazione di essa. Il risultato concreto? Un Paese migliore con maggiore giustizia sociale, con un reale diritto alla salute per chi è colpito da problemi sanitari: obiettivo che si può raggiungere solo attraverso scelte individuali e collettive che vadano in quel senso, con rinnovata consapevolezza. Scelte adottate dopo una corretta informazione e condivise con i familiari, non prodotte solo da uno slancio solidaristico e altruistico tout-court, ma da una precisa assunzione di responsabilità, che avrebbe varie conseguenze positive. Diviene sempre più urgente quindi uno slancio delle coscienze: senza sogni collettivi e grandi ideali non si può pretendere di creare qualcosa di buono per noi, i nostri figli e l’Umanità intera. Non resta che assumerci le nostre responsabilità e partecipare. Con passione e impegno. Un Anthurium per l'informazione Giornata europea per la donazione degli organi
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